Economia

Incidenti sul lavoro, le professioni più a rischio

Muratore, autista ed agricoltore: sono queste le professioni più a rischio di incidenti sul lavoro secondo le statistiche dell’INAIL rielaborate oggi in un’infografica della Stampa. Nel 2017 sono state presentate all’Istituto nazionale assicurazione Infortuni sul lavoro 635.433 denunce di infortuni. Le vittime sono state 1.029, con un incremento di 11 casi, l’1,1 per cento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Incidenti sul lavoro, le professioni più a rischio

Più morti, perché sono cresciuti gli incidenti multipli, quelli costati la vita a più lavoratori. Settori a rischio: l’edilizia, l’autotrasporto, le fabbriche. Anche l’agricoltura, che continua a essere la bestia nera delle classifiche. Ci sono più vittime negli incidenti con i trattori agricoli nei campi che sull’intera rete autostradale. Tra questi il cavatore è uno dei mestieri più a rischio, così come quello dell’operaio di cantieri.

incidenti sul lavoro

Poi c’è il meccanico, il camionista e addirittura il contabile, visto che le responsabilità e lo stress fanno salire il livello di colesterolo. I lavori nemici del cuore sono quelli sedentari e ripetitivi, spiega La Stampa:

L’assenza di movimento e alimentazione scorretta portano ad accumulare peso. Il primato spetta ai camionisti, seguiti dagli assistenti sociali. I meno esposti sono gli agricoltori e i pescatori. Il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie ha scoperto che le patologie cardiovascolari colpiscono anche in base al lavoro svolto. I ricercatori hanno valutato la salute del cuore sulla base di sette parametri: pressione, colesterolo, dieta, attività fisica, indice di massa corporea, diabete e fumo.

Sono stati analizzati i dati di 60mila lavoratori di 22 categorie professionali, misurando la salute cardiaca secondo i parametri clinici e gli stili di vita. È stato così possibile determinare che i camionisti e i lavoratori nei servizi sociali hanno un rischio più alto di ammalarsi, superiore al 14%. Al contrario, agricoltori, pescatori e operatori dei media sono rientrati in un range di sufficienza per tutti i parametri considerati.

Leggi sull’argomento: Foodora: la sharing economy del precariato