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Incidente tra treni in Puglia, l'indagine sui vertici di Ferrotramviaria

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Non solo i capistazione Vito Piccarreta e Alessio Porcelli, ma anche il capotreno superstite, Nicola Lorizzo, e i vertici della Ferrotranviaria: la contessa Gloria Pasquini, presidente del cda, il dg Massimo Nitti, e il direttore dell’esercizio, Michele Ronchi. Per tutti l’accusa è disastro ferroviario e omicidio colposo plurimo, notificata ieri subito prima delle autopsie sui ferrovieri.

Incidente tra treni in Puglia, l’indagine sui vertici di Ferrotramviaria

Formalmente, l’invio dell’avviso di garanzia ai vertici aziendali si è reso necessario per consentire lo svolgimento delle autopsie sui tre ferrovieri morti nello schianto: i macchinisti Pasquale Abbasciano e Luciano Caterino, e il capotreno Albino Di Nicolo. Ed è sempre questo il motivo per il quale la procura ha deciso di iscrivere nel fascicolo anche il capotreno che è sopravvissuto allo schianto e che ora è ricoverato in ospedale. “È un atto dovuto anche in conseguenza del fatto che sono morti alcuni dipendenti dell’azienda – ha detto l’avvocato della società, Michele Laforgia, dopo aver incontrato i pm -. In ogni caso siamo pronti a dare tutti i chiarimenti necessari e a fornire la massima collaborazione possibile ai magistrati”. Al di là delle parole del legale, l’obiettivo dei magistrati è più ampio ed è quello di accertare non solo le eventuali responsabilità dei vertici nell’incidente di martedì, ma anche il pieno rispetto da parte loro delle normative vigenti e dei regolamenti, per tutto ciò che concerne la sicurezza della linea Bari-Barletta. A partire dal perché non vi fosse sulla tratta dove si è verificato l’incidente un sistema automatizzato di blocco treno. Ma non solo. Oltre agli accertamenti già avviati dalla Polizia sull’Ustif, l’ufficio periferico del ministero delle Infrastrutture e trasporti che si occupa, tra l’altro, dei collaudi, delle autorizzazioni e dei controlli periodici sulla linea, la Guardia di Finanza ha avuto la delega ad acquisire negli uffici di Ferrotramviaria, in quelli della Regione e, molto probabilmente, anche al ministero, ogni atto che consenta di far luce sull’erogazione e sulla gestione dei finanziamenti europei e regionali che dovevano essere utilizzati per il raddoppio della linea ferroviaria proprio nel tratto in cui si è verificato l’incidente. L’accertamento disposto dal pm Michele Ruggiero, uno dei cinque magistrati che compongono il pool che segue l’inchiesta, riguarda in particolare tre aspetti: i finanziamenti pubblici gestiti da Ferrotramviaria, il contratto di gestione tra la Regione Puglia e la società, lo spostamento da un periodo di finanziamento (2007-2013) a quello successivo (2014-2020) dei fondi Ue per l’ammodernamento della tratta.

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La dinamica dell’incidente tra treni tra Andria e Corato (Corriere della Sera, 15 luglio 2016)

D’altronde è stato lo stesso procuratore facente funzioni di Trani, Francesco Giannella, a ribadire che, se “è corretto” parlare di errore umano all’origine del disastro, è “assolutamente riduttivo” pensare che le responsabilità possano ricadere soltanto sulle spalle di Piccarreta e Porcelli, i capistazione di Andria e Corato. I loro ruoli sono quasi definitivamente chiariti: il primo ha lasciato partire il treno senza attendere l’arrivo del secondo convoglio da Corato, forse scambiando il primo, che era in ritardo, con quello che invece si è schiantato. Porcelli, invece, non si sarebbe accorto dell’errore del collega e avrebbe fatto partire il suo secondo treno prima ancora che da Andria giungesse il fonogramma che segnalava l’arrivo del primo. I due verranno interrogati lunedì e potranno fornire la loro versione dei fatti. Poi toccherà ad altri spiegare come sia possibile che, nel 2016, la sicurezza sia affidata ad una telefonata.