Economia

I 6000 esuberi dell'ILVA

ilva taranto

L’Ilva rischia dai 5.000 ai 6.000 esuberi: una sforbiciata drastica al personale che inizierà a prendere forma quando il colosso siderurgico passerà dall’attuale amministrazione xtraordinaria alla cordata vincitrice della gara, con ogni probabilità il tandem ArcelorMittal-Marcegaglia scelto dai Commissari straordinari. Questo è quanto prevedono i piani industriali e occupazionali presentati dalla cordate concorrenti durante l’incontro con il ministro Carlo Calenda e con i Commissari Straordinari Enrico Laghi, Pietro Gnudi e Corrado Carrubba. Sulle gradinate del Ministero i sindacati hanno aperto il fronte, nel tentativo di far modificare i numeri, tanto più pesanti se si pensa che oggi il gruppo Ilva lavora a scartamento ridotto e con 4.100 dipendenti in cassa integrazione (3.300 tra Taranto e Marghera e 800 tra Genova e Novi).

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I numeri dell’ILVA (Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2017)

Secondo quanto riferito dai sindacati, il piano ArcelorMittal e Marcegaglia, che punta a 4 miliardi di ricavi al 2024, prevede 4.800 esuberi da subito per poi salire a 5.800 nel 2023. Tenuto conto che il gruppo Ilva ha in tutta Italia 14.200 dipendenti, questo significa che si partirebbe con una forza lavoro di 9.400 addetti per poi scendere a 8.400 nel 2023. Mentre la cordata Acciaitalia prevede 6.400 esuberi e con una forza lavoro di circa 7.800 addetti alla fine del 2018 per poi far risalire l’occupazione fino a 10.800 addetti nel 2024. Differente fra le due cordate anche il costo medio annuo per lavoratore che per ArcelorMittal e Marcegaglia arriva al 2023 di 52.000 euro mentre per Acciaitalia arriva al 2023 a 44.000 euro. Nel corso dell’incontro è stato comunque sottolineato che l’attuale Cigs copre e coprirà la gran parte degli esuberi, potendo anche venire incrementata in futuro.