Economia

Il voucher, la nuova frontiera del precariato

tito boeri

Nel 2014 sono stati venduti63 milioni di voucher con un aumento del 69,6% sul 2013. Il cosiddetto lavoro accessorio – secondo quanto si legge in una statistica sul sito Inps – ha riguardato nell’anno oltre un milione di persone con un età media di 36 anni e una prevalenza di femmine (517.474 a fronte di 492.052 maschi). Rispetto all’anno scorso il numero degli utilizzatori è cresciuto del 63,4% mentre è rimasto sostanzialmente invariato il numero medio di voucher ricevuti per lavoratore (da 59 del 2013 a 62 nel 2014). Dal momento dell’istituzione (2008) in Italia sono stati venduti oltre 162 milioni di voucher con una larghissima maggioranza di buoni di importo nominale di 10 euro (il 94,1% del totale), corrispondenti a 7,50 euro di retribuzione netta e 2,50 euro di contributi Inps e Inail. Considerato che l’importo medio dei voucher per lavoratore è di 62 euro il compenso medio si aggira su meno di 500 euro in un anno derivante da lavoro accessorio (ogni buono vale 7,50 euro per il lavoratore). Nel complesso facendo la media su 10 euro si sono spesi per il lavoro accessorio nel 2014 meno di 700 milioni di euro.

voucher precari
L’infografica sui voucher (La Repubblica, 30 maggio 2015)

 
La tipologia di attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il Commercio (18,2%). La consistenza della voce “altre attività” (28,8%; include “altri settori produttivi”, “attività specifiche d’impresa”, “maneggi e scuderie”, “consegna porta a porta”, altre attività residuali) è il riflesso della storia del lavoro accessorio, all’origine destinato ad ambiti oggettivi di impiego circoscritti, negli anni progressivamente ampliati, fino alla riforma contenuta nella riforma Fornero del lavoro che permette di fatto l’utilizzo di lavoro accessorio per qualsiasi tipologia di attività. Il 14% è utilizzato nei servizi e il 7,6% per giardinaggio e pulizia, il 12,3% nel turismo. Solo il 2,6% è utilizzato per i lavori domestici. Il 68,5% dei voucher è venduto nel Nord (quasi il 40% nel Nord Est). Appena il 14,2% del totale è stato venduto nel 2014 al Sud e nelle Isole. Oltre la metà dei voucher venduti sono stati comprati dai tabaccai (37,3 milioni di voucher su 69,2 a fronte degli appena 11,3 venduti negli uffici postali. Altri 4,9 milioni sono stati venduti dalle banche, 9,3 nelle sedi Inps, 6,4 milioni con procedura telematica. Ogni lavoratore può ricevere voucher fino a un massimo di 5.000 euro. Il decreto sulle tipologie contrattuali che a breve andrà in Consiglio dei ministri per la definitiva approvazione prevede un innalzamento del tetto a 7.000 euro. Per le imprese che usano voucher c’è invece un tetto di 2.000 euro annui di utilizzo per ogni lavoratore.