Economia

Il tesoretto di Renzi smontato

Una “forte perplessità” è stata espressa dal presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro sull’utilizzo del tesoretto da 1,6 mld nel 2015. Durante l’audizione al Senato ha spiegato che “sembra prematuro considerare acquisite queste risorse” e l’uso prima che “il miglioramento si materializzi sembra contrario a considerazioni di prudenza”. Per l’UPB anche le stime sul PIL presentano dei rischi. In particolare sia l’andamento del prezzo del petrolio sia il tasso di cambio dell’euro sono soggetti a un “significativo rischio di revisione in senso sfavorevole”. Per Pisauro “l’incertezza” puo’ derivare anche sul perdurare degli effetti del quantitative easing della Bce e delle tensioni della situazione in Grecia. Pisauro ha anche rilevato che, rispetto al ‘panel’ di previsori scelti dall’Upb (Commissione Ue, Ocse, Fmi e Bankitalia), le previsioni di crescita del Governo poggiano più sulla crescita delle domanda interna che sull’export e questo, che può essere “discutibile” ha anche “un qualche riflesso anche sulle previsioni di finanza pubblica” visto che ha “effetti migliori sulle entrate”.

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Come si forma il tesoretto di Renzi (La Repubblica, 11 aprile 2015)

IL TESORETTO DI RENZI SMONTATO
Una “deviazione anche molto modesta del quadro macro o dei tassi di interesse dalle previsioni annullerebbe” il “miglioramento” previsto nel quadro programmatico provocando un “allontanamento significativo dal percorso di avvicinamento” all’Omt (obiettivo di medio termine), dice Tesauro.  ”Sembra prematuro in questa fase dell’anno, quando ancora non si conosce l’andamento del saldo e della prima rata di acconto dell’autotassazione  pensare di utilizzare risorse, sebbene di entità limitata, reputandole già acquisite. Una decisione presa ad aprile di ‘spendere’ nell’anno corrente l’effetto del miglioramento del quadro macro rispetto alla previsione dell’autunno precedente, senza attendere prima che tale miglioramento si materializzi, sembra contraria a considerazioni di prudenza”. Pisauro aveva anche indicato una perplessità di natura tecnica spiegando che, così, il miglioramento del saldo strutturale sarebbe inferiore a quanto previsto dalle regole europee: si fermerebbe a 0,2, invece che a 0,25 punti di deficit. Ma – ha poi aggiunto – ”la questione non è tanto quella di una differenza al secondo decimale dell’aggiustamento del saldo strutturale quanto l’incertezza cui è soggetto l’esiguo miglioramento stimato nei conti del 2015. Una deviazione anche modesta del quadro macro o dei tassi di interesse dalle previsioni annullerebbe tale miglioramento e provocherebbe un allontanamento significativo dal percorso di avvicinamento all’Omt”, cioè all’obiettivo di finanza pubblica previsto dall’Ue per l’Italia.

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