Economia

Il piccolo boom del Social Lending in Italia

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In Italia è in crescita il fenomeno del social lending, ovvero il prestito di denaro tra privati svolto al di fuori del sistema bancario e finanziario. A certificarlo è un’analisi condotta da Smartika, società che è il principale operatore sul mercato del social lending (con una quota di mercato dell’80%). Il social lending non è però la versione “moderna e tecnologica” del prestito tra amici o l’equivalente digitale di istituzioni di credito popolari come la cassa peòta in Veneto. Perché è vero che richiedenti e prestatori possono interagire tra loro senza intermediazioni ma è anche vero che chi presta denaro lo fa perché ci guadagna.

social lending come funziona
Fonte: Smartika

Cos’è il Social Lending?

La fortuna del social lending è dovuta, per chi richiede un prestito, alla possibilità di accedere al finanziamento a condizioni più favorevoli rispetto a quelle applicate normalmente dagli istituti di credito (nella forma di tassi più bassi) mentre per chi svolge l’attività di prestatore c’è la possibilità di guadagnare sugli interessi relativi alla somma prestata. In mezzo ci sono le banche che sono sempre meno propense a concedere prestiti ai privati che quindi hanno ceduto una fetta di clientela a questi sistemi di prestito tra privati. Sistemi che sono in ogni caso sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia che concede agli operatori (ovvero alle piattaforme dove domanda ed offerta si incontrano) l’autorizzazione ad operare nel settore del credito. In Italia attualmente le due piattaforme più importanti sono Smartika e Prestiamoci. Il fenomeno di per sé non è nuovo (il concetto del peer-to-peer lending è nato in Inghilterra intorno al 2005) ma ha iniziato a rivestire un ruolo importante solo dopo il 2010 (anno in cui Bankitalia ha regolamentato il settore). Da allora il piccolo mercato del prestito tra privati ha iniziato a riscuotere un discreto successo. A suo favore giocano il fatto che i prestiti possono essere teoricamente erogati nel giro di pochissimo tempo, in teoria anche entro le ventiquattrore dalla richiesta. Dall’analisi di Smartika emerge che la Toscana – con un milione e mezzo di euro prese in prestito – è la regione dove è più sviluppato il mercato del social lending, seguono Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Per quanto riguarda la demografia dei richiedenti (o borrower) della Toscana si tratta prevalentemente di uomini (80,3% dei casi) e le somme richieste in prestito sono destinate a consolidare debiti (16,7% delle volte) e alla ristrutturazione della casa (10,7%). Nell’8,4% dei casi si richiedono prestiti per l’acquisto dell’auto e, in misura minore, per coprire le spese mediche (7%), comprare mobili e riparazioni varie (5,7% ciascuno), pagare le tasse (4,7%) e acquistare motociclette (4,4%) per quanto riguarda i prestatori (lender) invece i dati nazionali indicano che sono al 91% uomini. Si tratta in ogni caso di somme modeste, nel complesso il mercato italiano del prestito peer-to-peer vale all’incirca 25 milioni di euro, niente a che vedere con le cifre europee che ammontano a 8,4 miliardi di euro (l’80% del mercato è rappresentato dal Regno Unito.

social lending come funziona
Fonte: Prestiamoci

Come funziona il social lending?

Per accedere a questo particolare sistema di scambio di denaro è necessario innanzitutto iscriversi a uno dei siti abilitati alla gestione del prestito tra privati, si potrà naturalmente scegliere di essere prestatori o richiedenti in base alle proprie necessità. Smartika e Prestiamoci adottano strumenti leggermente diversi tra loro ma il concetto rimane il medesimo. Innanzitutto il prestito va restituito nel medio e breve periodo (si tratta di prestiti che vanno fino a 48 mesi) e le somme prestate vanno tra i 15 mila e i 25 mila euro a seconda della piattaforma e della classe di rischio del richiedente. Chi richiede un prestito infatti deve superare una valutazione che mira a determinare la sua solvibilità (e quindi anche l’interesse applicato al prestito). Non bisogna infatti dimenticare che per chi presta denaro si tratta pur sempre di un’attività a rischio (ed anche qui il prestatore-investitore viene catalogato in base alla sua propensione al rischio come per altri strumenti finanziari), anche se sia Smartika e che Prestiamoci hanno adottato diversi sistemi per ridurre al minimo i rischi connessi all’attività. Una di queste è il fatto che a finanziare un prestito non è un unico prestatore: la cifra richiesta viene infatti suddivisa in quote o pacchetti da 20 o 50 euro assegnate a diversi prestatori in modo da consentire ai lender di diversificare il loro portafoglio. Inoltre Smartika ha creato uno strumento per risarcire i prestatori qualora il credito non venga rimborsato, un fondo di garanzia ‘Smartika Lender Protection’, che interviene dopo un periodo di 12 mesi di ritardo.

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Fonte: Prestiamoci

Naturalmente sia che si scelga di svolgere l’attività di prestatore o che si utilizzi la piattaforma per richiedere del denaro ci sono dei costi di commissione: su Prestiamoci  per richiedenti va aggiunta una commissione dell’1,2% sull’importo richiesto mentre per i prestatori la commissione è allo 0,8% sul’importo rimborsato mensilmente. Smartika invece trattiene l’1% ai prestatori e ai richiedenti un tasso variabile che va dallo 0,5 al 2,5% a seconda della classe di merito creditizio ovvero quella riguardante la solvibilità. Per quanto riguarda i rendimenti per i prestatori su Smartika siamo intorno al 6,5% lordo (i tassi per i richiedenti invece partono dal 5.6% ma possono arrivare anche al 13% a seconda dei casi con un TAEG medio intorno al 8%. Su Prestiamoci il rendimento per i prestatori è diviso per le classi di prestito e si va dal 3,6% al 6,19% (ovviamente per quelli più rischiosi) mentre il TAEG per i richiedenti è simile a quello di Smartika (5,4%) con una media pari a circa il 9%.
 
Foto copertina via Pixabay