Economia

Il nuovo redditometro

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dell’Economia che indica le linee guida del «nuovo» redditometro, «applicabile agli accertamenti dei redditi per gli anni di imposta a decorrere dal 2011».  La finalità, spiega il testo, è quella di «adeguare l’accertamento sintetico al contesto socioeconomico mutato nel corso dell’ultimo decennio, rendendolo più efficiente e dotandolo di garanzie per il contribuente, anche mediante il contradditorio». Racconta il Corriere:
 

Oltre 100 le voci di spesa sotto osservazione, che rispecchiano quelle della precedente versione, divise in consumi e investimenti. La prima comprende gli alimentari, l’abitazione (mutuo, affitto, condominio e anche i compensi all’agente immobiliare), i combustibili, i mobili, la sanità e i trasporti, con un dettaglio che scende fino al costo al metro per le riparazioni dei natanti a motore o a vela. Ma anche l’istruzione, il tempo libero e gli animali: ad esempio, per il mantenimento di un cavallo la spesa media prevista è di 5 euro al giorno, ma se si tiene in maneggio, si arriva a 10 euro: 3.650 euro l’anno. Nella voce investimenti rientrano gli immobili e i beni mobili registrati, cui vanno detratti l’ammontare del mutuo o del finanziamento, ma anche le polizze assicurative, l’acquisto di azioni, obbligazioni e quote di fondi comuni. La nuova versione accoglie i rilievi del Garante della privacy e cancella il criterio delle «spese medie dell’Istat», che non concorreranno quindi né alla selezione dei contribuenti né potranno venire utilizzate in sede di contraddittorio.

redditometro contraddittorio
Redditometro, come funziona il contraddittorio (Il Sole 24 Ore, 16 dicembre 2014)

Come funziona?

Facciamo un esempio di quello che accadeva prima: supponiamo che il contribuente possedesse un’automobile per la cui manutenzione spendeva 5 mila euro l’anno, come risultava dalle relative ricevute. Nel momento in cui quel contribuente veniva sottoposto a una verifica di coerenza da parte dell’Agenzia delle Entrate, questa verificava sulle tabelle dell’Istat la spesa media per una simile manutenzione, e tra i due valori, quello dichiarato e quello medio, gli imputava il maggiore. Le medie Istat che il Fisco metteva a confronto con i valori dichiarati erano i valori riportati nella serie «Spesa media mensile familiare» in cui, per ciascuna delle 11 tipologie di famiglie, a ogni bene o servizio acquistabile si attribuisce un valore medio di spesa, che cambia anche a seconda della collocazione territoriale. Un criterio, quello della media Istat, che è ben presto stato travolto dalle polemiche. L’altra novità riguarda «la determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche», per la quale «l’ammontare risultante dalle informazioni presenti in anagrafe tributaria si considera prevalente a quello calcolato induttivamente».