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Il lavoratore del Pio Albergo Trivulzio che chiede i danni per aver contratto COVID-19

La lettera è un atto di accusa nei confronti della RSA che non avrebbe garantito la sicurezza. La direzione apre la pratica di risarcimento

pio albergo trivulzio

“Vi sono i presupposti per individuare il nesso causale tra la conclamata infezione e la vostra condotta (…) ravvisandosi comportamenti imperiti e negligenti posti in essere da parte vostra, in violazione dell’obbligazione di sicurezza del lavoratore sul luogo di lavoro su di voi gravante”. Lo scrive un operatore socio-sanitario, dipendente del Pio Albergo Trivulzio, in una lettera firmata dai suoi legali, con cui chiede il risarcimento dei danni per avere contratto il “Covid-19” a metà di aprile scorso mentre lavorava nella struttura. Anche un altro dipendente, un “Asa” (ausiliario socio-assistenziale) della ‘Baggina’, la Rsa finita (insieme a un’altra ventina di strutture) al centro delle indagini milanesi sulla gestione dell’emergenza Coronavirus nelle case di Cura, ha inviato all’azienda una contestazione della responsabilità datoriale e la richiesta di risarcimento danni.

Il lavoratore del Pio Albergo Trivulzio che chiede i danni per aver contratto COVID-19

Da quanto è stato riferito, la direzione del Pat avrebbe risposto a entrambi i lavoratori, ritenendo di aprire nei confronti di entrambi la pratica di risarcimento, demandandola a una compagnia assicurativa. Nella lettera dell’operatore sanitario si fa riferimento alla “mancata fornitura e consegna dei dispositivi di protezione individuali”, all'”ordine di non indossare mascherine di protezione e redarguizione da parte del personale direttivo nel caso gli operatori sanitari indossassero in autonomia mascherine portate da casa a tutela della salute degli ospiti e proprio”. E anche al “mancato isolamento degli ospiti con sintomatologia compatibile con il virus”, al “mancato approfondimento medico e mancanza di protocolli aziendali/diagnostico/ terapeutici in riferimento ai degenti che presentavano patologie compatibili con i sintomi del virus”.

Intanto un paio di giorni faLuigi Bergamaschini, il medico che per primo denunciò l’assenza di protezioni per medici ed infermieri nella RSA milanese e che aveva autorizzato l’uso delle mascherine per il personale, è stato ricoverato per una polmonite e la diagnosi parla di sospetto Coronavirus. Spiega oggi il Corriere della Sera:

Il professor Bergamaschini, dopo un violento scontro anche legale tra «Statale» e Trivulzio, è stato poi reintegrato e ha continuato a lavorare. Due sere fa era in attesa del risultato delle analisi per la positività al Covid, fatte su tutto il personale in base alle nuove direttive delle autorità sanitarie. Prima che arrivasse il risultato dell’esame ha avuto una crisi respiratoria ed è stato ricoverato. Polmonite. Sospetta positività al coronavirus.

luigi bergamaschini

Se i risultati del test confermeranno la diagnosi, il professore sarebbe rimasto vittima dell’epidemia dilagata proprio all’interno del Trivulzio. Il bilancio dei decessi diffuso ieri dal nuovo supervisore scientifico, Fabrizio Pregliasco, ed al legale Vinicio Nardo racconta che al Pat sono morti 70 anziani a marzo e 133 ad aprile. I numeri sono ancor più significativi se si mettono a confronto con quelli del passato: nel primo quadrimestre del 2020, c’è stato un eccesso di circa 120 decessi, cifra che definisce quanto sia stata drammatica la diffusione del Covid-19 all’interno della struttura.

Ieri i vertici del Trivulzio hanno spiegato di essersi sempre attenuti alle indicazioni di prevenzione arrivate dalle autorità sanitarie e hanno smentito di aver scoraggiato l’uso delle mascherine: anche se proprio la storia del professor Bergamaschini mette in evidenza una iniziale e grave sottovalutazione dei rischi.

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