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Il false flag sull'identità degli attentatori di Barcellona e Cambrils

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Dove sono finiti i terroristi di Barcellona e Cambrils? Perché nessuno parla del fatto che sono stati uccisi tutti per non lasciare in giro testimoni scomodi del fatto che l’attentato era un false flag? Sono in molti a chiederselo e a spiegarci che nessuno doveva sopravvivere. I terroristi infatti “devono sempre morire” perché altrimenti un eventuale processo potrebbe portare alla luce il fatto (noto a tutti) che ad armare la mano degli attentatori non è l’ISIS ma qualche oscuro potere forte che utilizza gli attentati per mantenere il proprio controllo sulla popolazione.

Che fine hanno fatto gli attentatori di Barcellona?

Come abbiamo scoperto grazie alle indagini di Rosario Marcianò nemmeno le vittime sono tali. Si tratta di attori pagati che già altre volte sono stati utilizzati per mettere in scena finti attentati terroristici. Per la precisione tutti gli attentati avvenuti in Europa e negli Stati Uniti sono false flag. Le altre centinaia di attentati (e le relative migliaia di vittime dell’ISIS) in Medio Oriente invece sembrano essere reali. O meglio: ai teorici del complotto globale non interessano.

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Fonte: Protesi di Complotto

Ma torniamo agli attentati di Barcellona e Cambrils. La scoperta della non esistenza dei terroristi va di pari passo con quella dell’invenzione delle vittime italiane. Gli esperti dell’Internet vogliono prove fotografiche e video. Poco importa che anche se ci fossero ci verrebbero a dire (è successo con la foto dei cadaveri nella sala del Bataclan) che si tratta di una messinscena. Oppure ci spiegherebbero che ci sono vittime che in realtà sono manichini perché “hanno la gamba sgonfia”.
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Marcianò ovviamente ha scoperto che il padre di Bruno Gulotta è un attore

Tutto questo mirabile castello di carte e prove che dimostrano l’esistenza di una cospirazione crolla non appena si legge la notizia che oggi i quattro arrestati per gli attacchi di Cambrils e Barcellona sono arrivati in tribunale davanti ai giudici dell’Audiencia nacional a Madrid.

La cellula jihadista di Ripoll

A riferire la notizia è l’AdnKronos che fa anche i nomi dei quattro. Si tratta di Driss Oukabirb (28 anni) – che la sera di giovedì scorso, quando era stato indicato come l’autista del furgone noleggiato che si era schiantato sulla Rambla, si era presentato alla polizia, sostenendo che gli fossero stati i documenti. C’è poi Mohamed Houli Chemlal, rimasto ferito nell’esplosione della villetta di Alcanar, dove sono state rinvenute 120 bombole di gas che avrebbero dovute essere utilizzate per un attentato di ben più ampie proporzioni.

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Attentato Barcellona, la cellula di terroristi (Corriere della Sera, 21 agosto 2017)

A quanto risulta Chemlal, 21 anni originario di Melilla, è l’unico dei quattro arrestati che sta collaborando con la polizia spagnola rivelando dettagli sulla composizione e sui contatti della cellula terrorista. Gli inquirenti sono riusciti a mantenere segreta la sua identità per 36 ore in modo da riuscire a sgominare la cellula jihadista di Ripoll. Ci sono infine Salah El Karib 34 anni e proprietario di un appartamento a Ripoll e Mohamed Aallaa, 27 anni, proprietario dell’Audi 3 usata per l’attacco a Cambrils.
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Nel caso qualcuno dubitasse della loro esistenza Repubblica ha pubblicato una gallery con la foto dei quattro mentre vengono condotti in tribunale a Madrid per essere interrogati dal giudice Fernando Andreu. Mohamed Hychami è il nome del terrorista morto nell’attacco a Cambrils. Ieri invece la polizia spagnola ha ucciso il 22enne marocchino Younes Abouyaaqoub, considerato l’autore materiale dell’attacco alla Rambla. A Cambrils i Mossos d’Esquadra hanno ucciso cinque terroristi: Moussa Oukabir (17 anni) e fratello di Driss, Said Allaa (19 anni), Mohamed e Omar HychamiHoussaine Abouyaaqoub (fratello del terrorista ucciso ieri). Nell’esplosione di mercoledì a Alcanar sono morti tre terroristi, secondo gli inquirenti potrebbero essere Youssef Aallaa (fratello di Mohammed Aalla) e l’imam di Ripoll Abdelbaki El Sati (45 anni) considerato la mente degli attentati. Ufficialmente i due sono ancora ricercati anche se gli inquirenti ritengono siano morti nell’esplosione delle bombole di gas.