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Il Comune di Roma da sciogliere per mafia?

Dopo la seconda tranche di arresti dell’inchiesta su Mafia capitale, le opposizioni sono tornate a chiedere le dimissioni del sindaco della Capitale, Ignazio Marino (Pd), e lo scioglimento del Campidoglio. La richiesta arriva nonostante, come abbiamo ricordato qualche giorno fa, non ci siano argomenti per considerare Marino in qualche modo colluso con Mafia Capitale, che invece vedeva in lui un nemico.
 
IL COMUNE DI ROMA DA SCIOGLIERE PER MAFIA?
E, a quanto pare, non sembra che ci sia davvero l’intenzione di sciogliere il comune di Roma per mafia. Scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere:

La partita più delicata sembra essere proprio quella che riguarda il destino del sindaco Ignazio Marino. La decisione non è stata ancora presa ma quando si ragiona sul futuro, Alfano non smentisce la linea morbida che sta prendendo piede nel governo «perché sarebbe davvero difficile sciogliere per mafia il Comune della capitale d’Italia, perdi più nell’anno del Giubileo». Con il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva parlato del problema dopo la prima ondata di arresti, la questione non è stata nuovamente affrontata. Si attende la relazione di Gabrielli che dovrebbe arrivare il 16 giugno al termine del lavoro della commissione di accesso. E si aspetta soprattutto la procedura prevista per i successivi 45 giorni che prevede la riunione del comitato allargato ai pubblici ministeri titolari delle indagini. «Non ho visto nulla, non so nulla perché non voglio assolutamente interferire», chiarisce Alfano prima di precisare che «l’indicazione tecnica dovrà naturalmente orientare quella politica, anche se non è affatto scontato che si seguano alla letterale indicazioni. Bisognerà vedere il livello di inquinamento mafioso di ogni appalto, verificare se effettivamente ci fosse un metodo comune per aggiudicarsi tutte le gare pubbliche. E poi farò la mia proposta, tenendo conto che l’indicazione del ministro certamente non è vincolante per il consiglio».

E quindi quella dello scioglimento rimane ad oggi l’ipotesi più remota:

Il pensiero va a quanto accaduto qualche settimana fa per i comuni di Scicli e Cagnano Varano con un’ampia discussione «perché lo scioglimento non è mai un atto dovuto, la decisione è collegiale ed è la stessa legge a specificare come la valutazione tecnica non possa mai prescindere da quella politica». O,molto più grave, quanto accadde nel 2009 quando si pose il problema di sciogliere il Comune di Fondi. Valutazione politica, è questo il nodo. Perché la difesa di Marino fatta pubblicamente dal premier e da numerosi esponenti del Pd fa ritenere che — a meno di clamorose sorprese che dovessero emergere dall’inchiesta nei prossimi giorni — lo scioglimento per mafia è davvero l’ipotesi più remota. Certo, se dal prefetto o dai magistrati dovessero arrivare indicazioni forti e univoche sarebbe difficile smentirle «però tenendo conto che a quel punto Roma rischierebbe di rimanere senza governo per mesi perché la procedura è inevitabilmente lunga e per questo il rischio va valutato attentamente», come Alfano ha ripetuto più volte in questi giorni ai suoi più stretti collaboratori.

QUANDO SI SCIOGLIE UN COMUNE PER MAFIA?
Visto quanto è accaduto con Mafia Capitale e le incredibili collusionIche l’inchiesta ha rivelato, la richiesta non è per nulla campata in aria. Ma la legge dice che per arrivare al commissariamento di un ente locale bisogna prima che il prefetto formi una commissione che abbia accesso agli atti, questa commissione deve redigere una relazione che il prefetto deve inviare al ministro dell’Interno. Poi:

….il ministro dell’interno in seguito potrà proporre lo scioglimento dell’ente al presidente della Repubblica, che emetterà il decreto di scioglimento, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro 3 mesi a decorrere dalla presentazione della relazione del prefetto (art. 143 d.lgs. 267/2000). L’Ente una volta commissariato sarà retto da una commissione straordinaria (art. 144 d.lgs. 267/2000) per un periodo che andrà dai 12 ai 18 mesi prorogabili fino a 24, la commissione sarà composta da: tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza e svolgerà le funzioni di sindaco/presidente, Giunta comunale/provinciale e Consiglio comunale/provinciale.

Insomma, a sciogliere un comune per mafia è il ministro dell’Interno, non il prefetto. La normativa nasce con il decreto legge n. 164 del 31 maggio 1991, poi convertito nella legge n. 221 del 22 luglio dello stesso anno. Spiegava qualche mese fa La Stampa:
scioglimento comune mafia
Insomma, è Palazzo Chigi che ha il potere di sciogliere il Comune per mafia.
(In copertina: Immagine di Benny da Libero)