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I titoli di Libero e Giornale sull’operaio licenziato per il selfie con Salvini…e la realtà

Non era stato licenziato perché si era scattato un selfie con Salvini come i titoloni facevano credere, ma perché a un suo comizio mentre era in malattia. Oggi è stato reintegrato.

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La notizia è di oggi: Cristian Lanzi, l’operaio che era stato licenziato un anno fa dopo aver pubblicato un selfie con il leader della Lega Matteo Salvini durante un comizio a Minerbio (Bologna), è stato reintegrato. E non solo: l’azienda dovrà corrispondergli tutte e 12 le mensilità. Il 47enne era andato al raduno dei leghisti -essendo peraltro della Cgil- nei giorni in cui era in malattia. Era stato però inquadrato dalle videocamere di una tivù locale, e notato da alcuni colleghi. La voce era arrivata ai vertici dell’azienda per cui lavorava e quindi via alle pratiche per il licenziamento. Oggi la sentenza del giudice fa tornare Lanzi al lavoro, perché è vero che fosse in malattia, ma la foto era stata scattata fuori l’orario di reperibilità e -tra l’altro- il medico gli aveva consigliato di passare del tempo all’aria aperta.

cristian lanzi

Ma il punto non è questo. Quello che un anno fa sorprese, furono i titoloni di alcuni giornali che strizzano l’occhio a destra, come Il Giornale e Libero. Ma non solo. Anche lo storico quotidiano locale Il Resto del Carlino aveva dato un’interpretazione tutta sua alla vicenda. Per questi giornali infatti l’operaio 47enne era stato licenziato perché colpevole dell’essersi scattato un selfie con il leader della Lega Matteo Salvini. Come a dire: ora ognuno non è libero di fare foto con chi vuole, e sopratutto con il rappresentante politico che vuole. Anzi: se sei così cattivo da fare un selfie con Matteo Salvini allora ti licenzio.

E questo lo dimostrano i titoli degli articoli pubblicati dalle tre testate il 26 gennaio del 2020. Iniziamo con Il Giornale: “Sindacalista della Cgil licenziato in tronco per selfie con Salvini“; Il Resto del Carlino: “Bologna, sindacalista della Cgil si fa un selfie con Salvini. Licenziato“; Libero rimane -stranamente- più oggettivo: “Matteo Salvini, il sindacalista della Cgil e il selfie: licenziato, al comizio del leghista in malattia“. E infatti -lo ripetiamo- non era stato licenziato perché simpatizzante di Salvini (con cui aveva scattato un selfie). Ma perché -secondo l’azienda- Lanzi non avrebbe dovuto essere lì se in malattia. Tanto che, questi stessi tre giornali, lo avevano scritto nelle prime righe degli articoli. A discapito del lettore che ha fretta e che si limita al titolo, pensando che (come dovrebbe essere), in quelle poche parole ci siano tutte le informazioni necessarie.