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I pellegrinaggi da due milioni di euro a Medjugorje

Vicka Ivankovic Mijatovicè nata 51 anni fa a Bijakovici, vicino a Medjugorje (Bosnia Erzegovina). Sposata, ha due figli, la donna sostiene di assistere ad apparizioni quotidiane della Vergine Maria che le avrebbe rivelato nove segreti. E il suo nome era sfruttato dalla 69enne consigliera spirituale Antonietta Frau, detta «Adriana», per raggirare i fedeli. In particolare una, che avrebbe donato la ragguardevole cifra di 2,2 milioni di euro a un’associazione religiosa chiamata Opus Mariae. La storia la racconta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera:

La donna portava i fedeli a Medjugorje in pellegrinaggi griffati da una sedicente associazione religiosa torinese battezzata con il medesimo nome «Opus Mariae» di una invece vera (e ignara) omonima associazione di sacerdoti. E persone, come una facoltosa signora torinese, alle quali assicurava che la Madonna, tramite l’asserita intermediazione di una delle veggenti locali, Vikna Ivankovic Mijatovic, richiedesse ai fedeli di fare donazioni o prestiti alla sedicente «Opus Mariae». Sigla che, casualmente avendo come rappresentante legale il genero di «Adriana», ha così incassato almeno 2,2 milioni di euro (parte dei quali finiti su due banche in Bosnia) già solo dalla 65enne torinese, talmente coinvolta e condizionata psicologicamente non solo da negarlo con forza («Voi non potete capire… è un progetto più grande… di Gesù, della Madonna… sarà svelato un poco alla volta») ma addirittura da scomparire e rompere completamente qualunque rapporto con marito e figli.

medjugorje truffa
La procura di Milano sta chiudendo l’indagine:

Il pm Luisa Baima Bollone ritiene di poter almeno in questo caso dare un (non facile) inquadramento giuridico alla condotta di Frau e chiederne il processo per «circonvenzione di incapace» (a fronte invece della richiesta di archiviazione del genero Pierluigi Paladino). Un esito che può mettere in allerta anche i molti altri fedeli attratti nell’orbita di controversi pellegrinaggi. Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava era stato il marito della vittima, che, religioso quanto la moglie, con lei aveva cominciato dal 2006 ad andare quasi ogni anno in pellegrinaggio nel santuario in Bosnia ed Erzegovina, e aveva convintamente aderito al suggerimento di «Opus Mariae» di dare in beneficenza 9 mila euro.

L’ultimo bonifico, da 300mila euro, è stato bloccato dal sequestro.