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“I negazionisti si scusano dopo essere stati curati”

Parla Massimo Antonelli, direttore della terapia intensiva del Policlinico Gemelli, componente del Cts

negazionista pentito chi non mette la mascherina non vada in ospedale

In un’intervista al Corriere della Sera Massimo Antonelli, direttore della terapia intensiva del
Policlinico Gemelli, componente del Cts, racconta la sua esperienza diretta con l’emergenza COVID, e il rischio di una terza ondata

Cosa le ha insegnato questa esperienza?
«Tanto. Un’esperienza unica dal punto di vista professionale e delle emozioni. È duro, durissimo veder morire persone che hai sperato ce l’avrebbero fatta e che invece, dopo settimane di sforzi, ci lasciano. È frustrante perché alla fatica psicologica si aggiunge quella fisica. Lavorare con addosso quella bardatura, il sudore, le ferite sul volto lasciate dalla maschera, le mani incapsulate in due paia di guanti. La frustrazione più grande però è un’altra».

Quale?
«Non poter essere visto da chi ci guarda dal letto, ed è solo. Dover comunicare soltanto con gli occhi. È toccante infine dover parlare al telefono conifamiliari, ogni tanto in videochiamata. Si aggrappano alle nostre poche parole».

E quindi massimo rigore.
«I nostri morti meritano rispetto. Che senso avrebbe un Natale come se niente fosse o andare sulla neve? Tante persone tendono a porre l’accento sugli aspetti economici e le difficoltà degli esercizi commerciali. Comprendo. Tante altre invece perdono inconsciamente la percezione di una situazione drammatica».

Negazionisti, ne esistono ancora?
«Ne abbiamo curati tanti al Gemelli. Una volta fuori, si sono scusati. Professore, le prometto che farò di tutto per aiutarvi».

È d’accordo quindi con le restrizioni.
«E come non potrei? I numeri parlano. Oltre alla mortalità, l’incidenza dei nuovi casi resta alta, siamo oltre 320 su 100 mila abitanti. Alcune regioni superano i 700-800 casi al giorno. È vero la curva rallenta, l’Rtèsceso sotto l’unità. Però…».

Però?
«Allentare significa andare incontroauna terza ondata. Nonèun rischio. È una certezza. Allentare per cosa, poi? Capisco per riaprire le scuole, in questo caso ilrischio sarebbe accettabile perché parliamo di un bene superiore.