Economia

Grexit: perché sì e perché no

Da una parte il dito puntato della cancelliera Angela Merkel, dall’altra i rischi economici e geopolitici dell’uscita della Grecia dall’euro. L’Europa soppesa rischi e vantaggi della Grexit dopo il discorso di Alexis Tsipras all’europarlamento, mentre in n Germania cresce l’insofferenza dei contribuenti rispetto a una partita condotta in modo “insolente” dai greci, e col no al referendum si è buttata benzina sul fuoco. Sono 200 mila i cittadini che hanno risposto a Bild di non voler pagare altri soldi. Sono gli stessi che fanno schizzare i sondaggi tv sopra il 90% quando si tratta di dire: ora basta, la misura è colma. E nell’Unione (Cdu-Csu) diventa contagiosa l’indignazione dei più rigidi, che ritengono Tsipras inaffidabile, il suo paese già fallito e un’uscita dall’euro l’unico sbocco sostenibile per entrambe le parti. Dall’altro lato i pericoli per la stabilità dell’Eurozona e l’evidenza che a pagare il costo di una Grexit saranno i paesi del Sud dell’Europa, con l’Italia nelle prime file come spiegato oggi da Luigi Zingales sul Sole 24 Ore. Qualche governo intanto sta valutando l’ipotesi di un default “pilotato”, un meccanismo che prevede tra l’altro un’ uscita dall’euro “momentanea” con l’arrivo di aiuti umanitari. Ieri, il portavoce delle Finanze tedesco, Martin Jaeger ha fatto sapere che la richiesta di fondi inviata all’Esm potrà essere esaminata “soltanto dopo che il Paese avrà presentato un’ampia lista di riforme” facendo capire che Berlino “è pronta a gestire qualsiasi evoluzione della situazione”. I Paesi sono comunque divisi. Da Francia e Spagna, dopo un’iniziale, atteggiamento di chiusura da parte del primo ministro spagnolo, arrivano aperture. Così come dall’Italia facendo intravedere un fronte potenziamente “antiausterity”. E poi ci sono i paesi del blocco dell’Est che hanno parlato di “altre democrazie di cui tener conto non solo di quella greca” e sono tutti allineati con la Germania. Jean-Claude Juncker, presidente lussemburghese della commissione Ue non ha mai fatto mistero di lavorare perché si arrivi ad un accordo. Ieri era stremato: “Ora non escludo alcuna ipotesi”. Vediamo in sintesi gli argomenti a favore e contro la Grexit.

Grexit: perché sì

      1. MORAL HAZARD. Una vittoria del fronte degli anti-debito potrebbe dare la sensazione che l’Europa non è in grado di sanzionare chi non rispetta le regole, anzi tende addirittura a modificare le regole per andare incontro a chi va fuori dal seminato. L’azzardo morale verrebbe premiato, dando la stura a nuovi casi simili e il là alle rivendicazione dei movimenti anti-austerity in Europa. E questo i tedeschi lo vedono come il fumo negli occhi (i paesi in difficoltà come la Grecia, meno).
      2. LE RIFORME MANCATE. L’Europa è convinta che Alexis Tsipras non abbia intenzione di fare le riforme che ha promesso, e che il governo greco, una volta ottenuto quello che vuole, continuerà a “vivacchiare” senza prendere le iniziative necessarie per consolidare la finanza pubblica.
      3. L’EUROZONA PIÙ STABILE. C’è chi è convinto che un’Eurozona senza la Grecia sarebbe alleggerita del suo più pesante fardello e questo, nel medio periodo, gioverà alla sua stabilità finanziaria.

Grexit: perché no

      1. L’EUROPA (E L’EURO) IN FRANTUMI. Spiega oggi il Corriere della Sera: «Perdere un membro dell’eurozona sarebbe l’ammissione di una debolezza nella costruzione dell’euro alla quale si potrebbe rispondere mostrando la determinazione dei governi a rimanere sulla strada originaria. Ma se l’allontanamento di Atene avvenisse davvero, sarebbe o con l’uscita dall’Ue o con la modifica dei Trattati. In caso contrario potrebbe assumere i contorni di un default accidentale di Atene. Diversi paesi, tra cui Gran Bretagna e Irlanda, hanno già tenuto riunioni di crisi per tutelarsi».
      2. L’EFFETTO A CATENA. Forse l’Eurozona sarebbe più stabile nel medio periodo, ma nel breve la sua stabilità verrebbe minata. E a farne le spese sarebbero oggi i paesi dell’Europa del Sud che si trovano in condizioni simili e la Francia, altra grande malata d’Europa. E una serie di instabilità potrebbe vanificare la speranza di un medio periodo più stabile.
      3. L’EURO COME ACCORDO DI VALUTA COMUNE. L’uscita della Grecia farebbe anche capire che l’euro non è irreversibile, o meglio che l’entrata dell’euro non è irreversibile e i paesi che oggi ci sono domani potrebbero non esserci più. Con tutte le nefaste conseguenze per i mercati