Economia

#greferendum: perché il paragone tra Tsipras e Ponzio Pilato è falso

Circola piuttosto insistentemente un paragone tra Alexis Tsipras e Ponzio Pilato dopo la decisione da parte di Syriza di far svolgere un referendum sul piano proposto dall’Eurogruppo ad Atene. La decisione di Tsipras nei confronti della consultazione popolare sarebbe un modo, da parte del premier greco, di lavarsi le mani dell’accaduto e deresponsabilizzarsi dal punto di vista politico.
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Il paragone è invece completamente sbagliato, e da molti punti di vista. Volendo anche solo pensare alla storia, Ponzio Pilato è diventato il simbolo di chi si disinteressa di una decisione (perché nulla gliene viene di vantaggioso dal punto di vista politico) e la rimette al popolo perché a impicciarsene ha solo da perderci. Ecco, Tsipras ha fatto il contrario. Nel suo discorso al popolo greco in cui ha annunciato il referendum invece Tsipras si è schierato pesantemente a favore di una delle due opzioni: ha infatti spiegato che a suo parere il piano dei creditori andrebbe respinto senza sé e senza ma:

Al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare un’austerità pesante e degradante, senza fine e senza alcuna prospettiva di una ripresa economica e sociale, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e orgoglioso, come la storia del popolo greco comanda. All’autoritarismo e alla dura austerità, noi risponderemo con la democrazia, con calma e decisione. La Grecia, la culla della democrazia, invierà una clamorosa risposta democratica all’Europa e al mondo. Sono personalmente impegnato a rispettare l’esito della vostra scelta democratica, qualunque essa sia.
E sono assolutamente sicuro che la vostra scelta sarà quella di onorare la storia del nostro paese e inviare un messaggio di dignità al mondo. In questi momenti critici, tutti noi dobbiamo ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte integrante dell’Europa e l’Europa è parte integrante della Grecia. Ma senza la democrazia, l’Europa sarà un’Europa senza identità e senza una bussola. Vi invito tutti a mostrare unità nazionale e alla calma per prendere le decisioni giuste.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei Greci. Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.

È quindi già una fregnaccia sostenere che Tsipras si stia lavando le mani di qualcosa: il premier greco ha detto al suo popolo che il programma delle Istituzioni va contro il mandato elettorale a trattare che gli è stato conferito. Si potrebbe a questo punto obiettare che allora Tsipras avrebbe potuto respingere il piano. Certo, ma questo significherebbe andare oltre il suo mandato, viste le conseguenze immediate e future per la Grecia di un no alle proposte dei creditori. Tsipras, respingendo il piano, andrebbe contro i suoi impegni elettorali. Lasciare esprimere il popolo greco – tra l’altro, la stessa decisione che costò il posto a un suo predecessore – e, contemporaneamente, schierarsi per il no all’accordo è invece l’esatto contrario di lavarsene le mani: firmare l’accordo invece lo sarebbe stato. C’è infine anche da considerare che senza il voto popolare l’accordo sarebbe stato sottoposto al parlamento, e qui i rischi di bocciatura (l’ala sinistra di Syriza è contraria alla firma) o di cambio di maggioranza, con socialisti e destre pronti a votare per l’approvazione, avrebbe significato la chiusura dell’esperienza Tsipras al governo. Il quale poi potrebbe anche dimettersi nel momento in cui vincessero i sì (il che, tra l’altro, è l’ipotesi ad oggi più probabile, con o senza il bankrun), o potrebbe viceversa decidere di restare al potere dopo. Se invece vincesse il NO, si aprirebbe una partita politica completamente diversa per la Grecia, che Tsipras sarebbe chiamato a gestire. L’esatto contrario di quello che farebbe Ponzio Pilato.

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