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Come il Governo e le Regioni hanno deciso di ignorare disabili e persone in difficoltà

tagli assistenza disabili 211 milioni - 2

Ieri a Presa Diretta il servizio di Giuseppe Laganà e Alessandro Macina dal titolo “Lasciati soli” ha mostrato le enormi carenze e nell’assistenza alle persone non autosufficienti. Assistenza che sulla carta dovrebbe essere garantita e finanziate dallo Stato ma che nei fatti in moltissimi casi non esiste. Il nostro Paese è in fondo alla classifica europea dei fondi destinati alla disabilità e mentre Regioni, Asl e Stato centrale si rimpallano le responsabilità i costi – economici e sociali – dell’assistenza e della cura delle persone disabili ricadono sulle spalle delle famiglie. Come se non bastasse il Governo e le Regioni hanno deciso di operare tagli che rischiano di lasciare senza assistenza migliaia di persone.

Non è un paese per disabili

Essere un disabile o una persona non autosufficiente in Italia e vivere una vita normale non sono due cose che vanno d’accordo tra loro. Questo non perché i disabili non possano vivere una vita dignitosa come tutti gli altri cittadini ma perché lo Stato non tutela i portatori di handicap. Si va dalle piccole cose della vita di tutti i giorni che chiunque sia dotato di un minimo di sensibilità e senso civico può notare (le barriere architettoniche che impediscono o limitano gli spostamenti delle persone in sedia a rotelle, ad esempio) fino alla mancata realizzazione dei progetti di inclusione lavorativa e scolastica. Tutte progetti che dovrebbero essere garantiti per legge ma, come denunciano genitori e associazioni, non vengono mai realizzati a causa della carenza di personale e di risorse. E soprattutto a causa del taglio dei fondi. Perché se è vero che il Governo Renzi aveva stanziato 70 milioni di euro per l’assistenza agli alunni disabili è anche vero che moltissimi alunni con disabilità a scuola non ci possono andare perché non c’è nessuno che possa materialmente prendersi cura di loro. Ma non ci sono solo gli alunni non autosufficienti, il mondo della disabilità è fatto di migliaia di persone lasciate senza assistenza dallo Stato.

I diritti negati dei disabili e delle loro famiglie

In questa situazione che, come abbiamo visto ieri sera durante il programma di Riccardo Iacona, è già critica e fa gravare la maggior parte dei costi sulle spalle delle famiglie è arrivata nei giorni scorsi la mazzata dei tagli al Fondo per le politiche sociali che passa da 313 a 99 milioni e al Fondo per la non autosufficienza il cui stanziamento passa da 500 a 450 milioni. Con l’Intesa Stato-Regioni finalizzata al conseguimento del concorso regionale per la finanza pubblica per l’anno 2017 siglata il 23 febbraio e diramata il 1° marzo, è stato raggiunto un accordo per la riduzione di circa 211 milioni di euro del Fondo per le politiche sociali e di 50 milioni di euro del Fondo per le non autosufficienze. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è lo strumento di finanziamento con il quale vengono finanziati gli interventi di assistenza alle persone in difficoltà (ad esempio i centri anti-violenza) in modo da creare una rete di che garantisca l’inclusione sociale delle persone con disabilità o delle famiglie a basso reddito. È il modo che lo Stato ha per prendersi cura di tutte quelle situazioni di marginalità ed esclusione sociale, per non lasciare nessuno indietro. Il Fondo nazionale per le non autosufficienze invece serve per dare un aiuto concreto alle famiglie che devono assistere a domicilio un malato non autosufficiente che necessitano di assistenza 24 ore su 24 (ad esempio i malati di SLA) Senza un’adeguata assistenza domiciliare, molti malati sarebbero costretti a rivolgersi alla rete ospedaliera e assistenziale con un conseguente aumento dei costi a carico del Sistema sanitario nazionale.

La cosa davvero sconcertante è che i tagli decisi dal Governo e dagli assessori al bilancio delle Regioni vanificano l’effetto dello stanziamento di 50 milioni di euro promessi dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti e da Matteo Renzi a novembre 2016 e stanziati il 22 febbraio (cioè proprio il giorno prima della decisione della Conferenza Stato-Regioni). Cinquanta milioni che sarebbero serviti proprio per l’assistenza ai malati di SLA. L’unica consolazione è che i tagli vanno ad annullare “solo” il nuovo stanziamento e riportano la situazione al livello precedente, non è così però per il Fondo per le politiche sociali che invece ha subito un taglio molto più corposo. Poletti si giustifica dicendo che la responsabilità è del MEF e delle Regioni che hanno preso la decisione ma il Fondo per le politiche sociali che è stato praticamente azzerato fa capo al suo ministero. L’intenzione è quella di garantire il pareggio di bilancio, ma la decisione sembra non tenere conto di una recente sentenza della Corte Costituzionale che i diritti dei disabili sono diritti incomprimibili che non possono essere sacrificati sull’altare del contenimento dei costi. Ieri a Presa Diretta abbiamo visto come ci siano già gravi e importanti carenze nei livelli di assistenza alle persone disabili e alle persone non autosufficienti, tagliare 211 milioni di euro in quella voce di spesa produrrà non solo disagi maggiori per le famiglie, sempre più abbandonate a loro stesse, ma è un segnale che lo Stato sta dando a tutti i cittadini, quelli che sono disabili perché sono nati con una disabilità e quelli che sono in salute ma che potrebbero diventare non autosufficienti a causa di una malattia o di un incidente: per voi non ci sono soldi, siete (o sarete) cittadini di serie B. E proprio perché chiunque può diventare non autosufficiente anche le persone “sane” e autosufficienti dovrebbero preoccuparsi per la rotta seguita dal Governo e dalle Regioni. In gioco non ci sono solo gli scarsamente tutelati diritti di chi è già disabile o delle loro famiglie ma anche quelli di chi potrebbe diventarlo. Tra i successi del governo Renzi viene sempre sbandierata la legge sul dopo di noi, che introduce il sostegno alle persone con disabilità dopo la morte dei propri genitori, una legge giusta, che mancava. Ma una legge che diventerà lettera morta se lo Stato non si prende cura, ora e adesso, dei disabili e delle loro famiglie.