Economia

«Governare è più difficile che andare in televisione»

Buon ultimo e ricordando che Repubblica non è ancora pervenuta, Dario Di Vico sul Corriere della Sera, dopo le reprimende del Sole 24 Ore, segnala al governo che dovrebbe smetterla di usare i numeri del lavoro per fare propaganda

Non va dimenticato, ad esempio, che l’aumento della produzione industriale, laddove si verifica, comporta nel breve il riassorbimento della cassa integrazione e non crea nuovi posti di lavoro. Sappiamo inoltre che la decontribuzione favorirà la conversione di contratti precari in contratti a tutele crescenti, ma non possiamo pensare di determinarne dall’alto tempi e quantità. Se dal lavoro rivolgiamo poi l’attenzione alla pressione fiscale non possiamo non guardare con allarme al 43,5% su base annuale e al 50,3 nell’ultimo trimestre del 2014 comunicati ieri dall’Istat, che consolidano l’impressione che gli italiani hanno avuto sugli effetti perversi della somma di nuovi tributi locali, accise e Iva.

ISTAT DISOCCUPAZIONE
Tassi di disoccupazione, occupazione e inattività per sesso (31 marzo 2015)

Di Vico, già che c’è, ricorda anche che con i dividendi politici il governo è campato anche troppo:

Il governo replica che gli 80 euro non vengono contabilizzati come taglio delle tasse,bensì come spesa sociale (e si spiega così il dato sull’aumento delle uscite per +0,8%), ma la sensazione che resta è una: tutta quell’operazione ha sicuramente dato a Renzi un dividendo politico (alle Europee) ma non ha prodotto lo stesso esito in campo economico. È mancata la capacità di gestirla in maniera fruttuosa, si è pensato più a cavalcare l’elemento politico-propagandistico che a curare la trasmissione di quel taglio ai consumi e all’economia reale. Governare è più difficile che tener botta a un intervistatore.

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