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Glifosato nei cibi: per l'OMS è improbabile che sia cancerogeno

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Nuovo colpo di scena sul glifosato, l’erbicida più famoso del mondo al centro di molte polemiche per il fatto di essere usato in abbinamento con le colture OGM, per essere stato inventato dalla Monsanto e per quel report della IARC (l’ente dell’OMS che si occupa di ricerca sul cancro) che lo ha inserito tra le sostanze potenzialmente cancerogene. Dal momento che a breve la Commissione Europea dovrà stabilire se prorogare o meno (e per quanto tempo) il permesso ad utilizzare il glifosato nei campi degli stati membri la questione sulla sua tossicità è decisamente importante per i produttori e soprattutto per i consumatori europei.
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Cosa ha concluso il panel congiunto di FAO e OMS?

La IARC ha inserito il diserbante  nella categoria 2A (la stessa dei telefoni cellulari, giusto per essere chiari) delle sostanze potenzialmente cancerogene la stessa nella quale per intenderci è stata inserita la carne rossa. A novembre 2015 l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) aveva pubblicato un aggiornamento del profilo tossicologico del Glifosato stabilendo una “dose acuta di riferimento (DAR) [ovvero al giorno NdR] per il glifosato pari a 0,5 mg per kg di peso corporeo” per i consumatori. Gli esperti dell’EFSA (tutti tranne uno) hanno anche concluso che è “improbabile che il glifosato sia genotossico (cioè che danneggi il DNA) o che rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo”. Ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato i risultati del Panel of experts on pesticide residues in food and the environment, uno studio congiunto condotto assieme alla FAO per valutare il livello di sicurezza alimentare degli alimenti trattati con alcuni pesticidi tra cui proprio il glifosato. Il verdetto? Il gruppo di ricerca ha concluso che il è improbabile che il glifosato sia genotossico se assunto attraverso il cibo ad una dose massima di 2000 mg per kg di massa corporea. Per quanto riguarda la cancerogenicità dell’erbicida FAO e OMS fanno presente che pur essendoci diversi studi sui topi e sui ratti è possibile che a dosi estremamente elevate sia cancerogeno nei topi ma non nei ratti. È stato quindi concluso che il glifosato non è cancerogeno per gli esseri umani se assunto attraverso l’alimentazione. Inoltre alcuni studi hanno mostrato “un’associazione positiva tra l’esposizione al glifosato e il rischio di linfoma non Hodgkin. Tuttavia l’unico studio, condotto con una grande coorte e di grande qualità, non ha trovato evidenza di una associazione per nessun livello di esposizione“. Il panel ha esaminato anche altri due insetticidi, il diazinone (utilizzato per la lotta contro le zanzare tigre) e il malatione anche per queste due sostanze il Joint FAO/WHO meeting on pestice residues (JMPR) ha concluso che non sono cancerogene a determinati livelli di esposizione se assunte attraverso il cibo.

Chi ha ragione, la IARC o l’OMS?

L’aspetto interessante della questione è però in che modo lo studio pubblicato il 16 maggio sia in relazione con quello sui rischi del glifosato pubblicato dalla IARC nel 2015. Le conclusioni del JMPR contraddicono quelle della IARC? Bisogna innanzitutto tenere in considerazione il fatto che per arrivare alle conclusioni pubblicate ieri il panel è partito proprio dalla monografia pubblicata alla IARC. Si tratta però di due lavori differenti che il JMPR definisce “complementari” al fine dell’identificazione dei rischi per la salute pubblica. Il punto cruciale è che la IARC analizza studi pubblicati con lo scopo di identificare sostanze potenzialmente cancerogene ma non si occupa di valutare il livello di rischio per la popolazione associato all’esposizione del contaminante. Il JMPR invece prende in considerazione anche studi non pubblicati per determinare quale sia il livello di rischio derivante dall’esposizione ai pesticidi tramite l’alimentazione. La monografia della IARC che classifica il glifosato come una sostanza probabilmente cancerogena (dal punto di vista del rischio) non fa una stima di quanto sia questo rischio valutando le modalità di esposizione alle sostanze. Le evidenze raccolte dal panel congiunto FAO/OMS consento di stabilire livelli sicuri di esposizione al glifosato, ovvero dosi giornaliere accettabili per i consumatori.  Ma allora perché la monografia della IARC ha definito il glifosato anche potenzialmente genotossico (ovvero che cambiando la struttura genetica delle cellule è in grado di favorire l’insorgere di forme tumorali) mentre lo studio pubblicato ieri smentisce che il diserbante abbia effetti genotossici? Il Joint FAO/WHO meeting on pestice residues ha dato maggiore importanza a quegli studi che hanno preso in esame l’esposizione orale (ovvero attraverso il cibo) alle sostanze in esame. La IARC invece ha dato uguale importanza a tutti gli studi sulla genotossicità del glifosato, ovvero anche a quelli riguardanti altre specie animali o altre modalità di esposizione alla sostanza. In parole povere le stesse sostanze possono essere più o meno nocive in base al livello di esposizione e alle modalità di assunzione, la IARC ha preso in considerazione tutti i livelli di esposizione e tutte le modalità di assunzione, lo studio dell’OMS/FAO invece ha tenuto in considerazione solo quelli che riguardavano l’introduzione del glifosato nell’organismo attraverso l’alimentazione.