Economia

«Give Greece a chance!»

«Tutto quello che chiediamo è: date una possibilità alla Grecia». Il governo di Atene si gioca così la carta Lennon nel negoziato che la contrappone all’Unione Europea, mentre Tsipras andrà presto a Berlino da Frau Merkel. E così il vicepremier Yannis Dragasakis scrive e co-firma con il ministro delle finanze Yanis Varoufakis un editoriale sul Financial Times e quello per gli Affari economici internazionali Euclid Tsakalotos. «È opinione comune che il governo greco stia cercando per sé un trattamento speciale rispetto ad altri Paesi in difficoltà. Non è così. Stiamo chiedendo un trattamento paritario», comincia l’articolo.

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L’infografica del Sole 24 Ore sul salvataggio della Grecia nel 2009

«GIVE GREECE A CHANCE!»
Dall’inizio della crisi, continua Dragasakis, la nostra economia si è ridotta di un quarto, la disoccupazione è passata dall’8 al 26% e i salari sono diminuiti di un terzo. Questi risultati sono peggiori diq uelli che hanno capito i paesi coinvolti nella crisi del 1929 e di quelli previsti nell’ambito dei due programmi di salvataggio. Questo è il motivo per cui li critichiamo.  I tre esponenti dell’esecutivo ricordano che l’aggiustamento di bilancio greco è stato più gravoso che altrove: con tagli di spesa e aggravi fiscali per il 45% del reddito disponibile delle famiglie, contro il 20% del Portogallo e il 15% di Italia e Irlanda. «Le ondate successive di austerity – scrivono i tre – hanno esacerbato la contrazione del Pil», rendendo il debito ingestibile: la Grecia prende in prestito sempre di più per pagare debiti precedenti. E ancora, ricordano i tre, la cura ha avuto un effetto peggiorativo per l’economia greca, mentre ha avuto effetti positivi su altri paesi come la Germania che hanno beneficiato del cambio e dei bassi tassi, inferiori a quelli che avrebbero dovuto accettare se avessero ancora avuto le loro valute. L’editoriale cita anche il programma di acquisto dei titoli pubblici della Banca centrale europea, che se da una parte ha eliminato le quote di debito della Grecia che le banche dei principali paesi dell’Eurozona avevano in pancia, tuttavia ha lasciato gli istituti greci ancora pieni di quel debito: il costo della ristrutturazione è stato pagato dai contribuenti greci. I flussi di capitale provenienti dai paesi in difficoltà hanno drenato liquidità dai loro sistemi bancari e migliorato le condizioni degli istituti dei paesi come la Germania, aumentandone la loro possibilità di prestare. Lo spostamento di lavoratori qualificati verso il Nord dell’Europa ha diminuito la capacità di produzione dei paesi sotto stressati: ci vorrà una generazione o più per invertire questo trend. «Il Paese è in una posizione come quella di Sisifo, un uomo condannato a trascinare macigno in cima a una collina solo per vederlo rotolare ogni volta», concludono: rischiamo di condannare un’intera generazione a un futuro senza speranza. «Per questo vi chiediamo di trattare la Grecia alla pari, per aiutarci a uscire da questa trappola».
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L’INCONTRO DI GIOVEDÌ
Nel frattempo un incontro ristretto sulla Grecia dovrebbe tenersi giovedì prossimo a margine del vertice Ue dei capi di Stato e di governo. Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha ricevuto una richiesta formale da parte del premier greco, Alexis Tsipras, per un incontro ristretto che dovrebbe coinvolgere la cancelliera tedesca, Angela Merkel, il presidente francese, Francois Hollande, il numero uno della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il presidente della bce, Mario Draghi. Intanto il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha evocato per la Grecia l’ipotesi Cipro, ovvero di un controllo ai movimenti dei capitali, in un’intervista a Bnr Nieuwsradio: Dijsselbloem ha parlato delle misure radicali prese da Cipro, che ha chiuso le banche per evitare i rischi di liquidità. Un’ipotesi che per ora Atene non vuole prendere in considerazione: Dijsselbloem rispetti il suo ruolo istituzionale, dice il portavoce del governo ellenico in un comunicato stampa: la Grecia non ha intenzione di farsi ricattare.
Edit: ovviamente in Italia l’editoriale sul Financial Times è riuscito a scatenare il solito retroscenismo:

Leggi sull’argomento: Quasi tutto quello che leggete sulla Grecia è falso