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Giuseppe Sala e le altre indagini per Expo

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Ieri si è saputo che Giuseppe Sala, sindaco di Milano, è indagato anche per turbativa d’asta. Nell’avviso di conclusione indagini si legge che quando era a.d. di Expo avrebbe turbato la gara per la Piastra dei Servizi, l’appalto più importante per un valore di oltre 272 milioni di euro, per confezionare, in sostanza, un bando su misura dell’Associazione lombarda florovivaisti, anche su “pressione di esponenti politici della Regione”, per la fornitura di alberi e arredi a verde per l’evento.

Giuseppe Sala e le altre indagini per Expo

La presunta turbativa d’asta contestata all’ex ad in concorso con Antonio Rognoni e Pierpaolo Perez, ex dirigenti Ilspa, come si legge negli atti, prese il via da una lettera con cui l’Associazione lombarda florovivaisti chiese all’allora presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e a Sala, il 16 novembre 2011, l’affidamento “della fornitura delle essenze arboree” per il sito espositivo. Il 15 marzo 2012, una ditta venne individuata come “affidatario della fornitura” da eseguire in tandem con un socio finanziario. E già in precedenza, il 2 marzo, Sala avrebbe “senza un provvedimento formale” disposto “lo stralcio della fornitura” degli alberi, del valore di quasi 6 milioni, dal bando “per la prequalifica della gara” sulla Piastra, senza però rivedere il prezzo del maxi appalto.
giuseppe sala indagato turbativa d'asta 1
Anzi, avrebbe “spalmato artificiosamente” l’importo della fornitura su “altre lavorazioni allo scopo di mantenere inalterato il valore della base d’asta” e di non fare una nuova gara. In più, l’ex ad Expo avrebbe proposto al Cda “di svolgere una gara per la ricerca di un partner per la fornitura del verde”. I vivaisti lombardi, poi, non riuscirono a far fronte agli impegni e degli arredi a verde se ne occupò la Mantovani che aveva vinto il maxi appalto. Infine, uno dei due atti relativi alla commissione giudicatrice e che, secondo il pg, sarebbero stati falsificati venne sottoscritto da Sala nella “sua abitazione”.

I 12 reati contestati nell’inchiesta

Oggi Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera fa però sapere che in totale sono dodici i reati che secondo la procura generale di Milano avrebbero costellato nel 2012 l’appalto più importante di Expo: una corruzione, tre turbative d ’asta, tre abusi d’ufficio, un falso in atto pubblico, una intrusione illecita in sistemi informatici, una ricettazione, una rivelazione di segreto d’ufficio, una omessa denuncia.

L’avviso di conclusione delle indagini, preludio dopo 20 giorni alla richiesta di rinvio a giudizio se gli indagati non faranno cambiare idea al procuratore generale Roberto Alfonso e al pg Felice Isnardi, riguarda a vario titolo alcuni dei vertici dell’organizzazione di Expo 2015 come gli allora amministratore delegato e direttore generale della società, Giuseppe Sala (attuale sindaco di centrosinistra di Milano) e Angelo Paris, nonché il direttore generale e il responsabile dell’ufficio gare di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni e Pierpaolo Perez, e l’allora dipendente(non più da dicembre2013) di Metropolitana Milanese coprogettista della «Piastra», Dario Comini; sul versante privato i rilievi vengono mossi a Piergiorgio Baita e a Franco Morbiolo, presidenti l’uno della capofila Mantovani e l ’altro del socio Consorzio Veneto Cooperativo (Co.Ve.Co) vincitori dell’appalto, mentre il costruttore Paolo Pizzarotti è indagato in una vicenda e parte lesa in un’altra.
Non compaiono più il subcommissario Expo, Antonio Acerbo, e i costruttori Erasmo e Ottaviano Cinque, avviati ad archiviazione o stralcio. La contestazione che più rischia di riscrivere il racconto di Expo 2015 è anche la più inedita: e cioè la corruzione e la turbativa d ’asta che, ipotizzate ora a carico di Comini, Baita e Morbiolo, avrebbero minato dall’inizio l’appalto della «Piastra». Comini è accusato di aver nel 2012 anticipato alla Mantovani (rivelazione di segreto per Comini e ricettazione per Baita) «gli elementi» tratti dal server di Metropolitana Milanese (intrusione illecita in sistemi informatici) «che le consentivano di parametrare l ’offerta» (turbativa d ’asta) «agli elementi oggettivi non presenti o indicati in modo carente nei documenti di gara», specie la «copia del progetto esecutivo e delle differenti bozze, i cui file portavano data di ultima modifica, formato e denominazione incompatibili con quelli del cd di gara ufficiale» del 23 marzo 2012.

Per questo, sempre secondo l’accusa, gli imprenditori avrebbero dato 30mila euro a Comini tramite una prestazione professionale simulata. Infine c’è l’omessa denuncia per Paris, che avrebbe taciuto.

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