Attualità

Giulio e Francesca Occhionero: chi sono i due fratelli accusati di cyberspionaggio

giulio occhionero francesca maria occhionero

Sono accusati di aver spiato anche il sito dell’ex premier Matteo Renzi e dello stesso Partito democratico l’ingegnere nucleare di 45 anni, Giulio Occhionero, e la sorella Francesca Maria, 49 anni, entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma, molto noti nel mondo dell’alta finanza capitolina. Nel provvedimento di arresto eseguito dalla Polizia postale su indicazione della Procura di Roma si fa riferimento a diversi portali web di interesse istituzionale, tra cui quello della Banca d’Italia, della Camera e del Senato.

Giulio e Francesca Occhionero: la massoneria e il dossieraggio 

A quanto scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare, l’attività di dossieraggio messa in piedi da Occhionero “risulta essere del tutto coerente” con i suoi “interessi personali così come scaturiscono dal contenuto delle conversazioni oggetto di intercettazione e dall’indubbio legame con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia ‘Paolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione’ di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge di Grande Oriente d’Italia”. In particolare, tra gli hackerati da Occhionero “risultano elementi di vertice della massoneria italiana”, compreso il Gran Maestro Stefano Bisi, oltre a membri di logge del Goi del Lazio. Un interesse che il gip ritiene possa essere “legato a giochi di potere all’interno del Grande Oriente d’Italia, come d’altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni” intercettate. Il giudice spiega che l’universo di Giulio Occhionero è “un elenco di 18327 username univoche alcune delle quali con precisione 1793 corredate da password catalogate in 122 categorie denominate Nick che indicano la tipologia di target politica affari ecc oppure le iniziali dei primi due caratteri del loro nome e cognome”. Questo “database contiene un elenco di persone attenzionate dagli indagati che siano state oggetto di tentativi di infezione più o meno riusciti”.
giulio occhionero francesca maria occhionero
Gli investigatori risalendo la catena di studi legali e di commercialisti hanno accertato che tra i nomi finiti nell’occhio del ciclone ci sono ex premier come Matteo Renzi e Mario Monti, governatori quali Mario Draghi, o il comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, il banchiere Fabrizio Saccomanni, il cardinale Gianfranco Ravasi. Gli elenchi si complentano con numerosi parlamentari tra cui Piero Fassino, Daniele Capezzone, Ignazio La Russa e Vincenzo Scotti, Alfonso Papa, Walter Ferrara, Paolo Bonaiuti, Michela Brambilla, Luca Sbardella, Fabrizio Cicchitto. Il gip indica il movente di tutto nella appartenenza alla massoneria di Giulio Occhionero e forse nella necessità di scoprire i passi degli avversari dell’ingegnere. Il dubbio degli esperti del ramo è che quel malware denominato EyePyramid (dal quale prende anche il nome l’operazione), gli Occhionero abbia raccolto dati anche a loro insaputa.

Gli intercettati e il cyberspionaggio

La presenza di quegli estremi su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della Postale, con l’aiuto dei colleghi della Cyber Division dell’Fbi, è però la domanda a cui gli Occhionero dovranno rispondere. Resta che nell’archivio ‘Bros’ sono stati incasellati altri ‘fratelli’ di loggia. Anche perché l’indagine ha preso il via “dal tentativo di hackeraggio del sistema informatico dell’Enav, contenente informazioni e dati relativi alla sicurezza pubblica nel settore dell’aviazione civile. Inutile spiegare quanto delicate – e cruciali per la sicurezza nazionale – siano informazioni relative all’ente nazionale aviazione, alle rotte di volo, ai dati dei dipendenti, ove soprattutto si consideri il clima politico mondiale odierno”. Gli accertamenti dovranno anche accertare quale utilizzo sia stato fatto da parte dei fratelli Occhionero di dati sottratti ai politici e alle istituzioni e se possa aver ottenuto vantaggi economici per la sua società di intermediazione finanziaria, la Westland, utilizzando le informazioni finanziarie. Perché che vi sia stato un qualche fine è evidente e lo dimostra anche il fatto che l’intera rete di computer per infettare i pc sia stata “tenuta e mantenuta per almeno sei anni” nella massima efficienza. Le attività condotte finora, precisa Roberto Di Legami, direttore della Polpost, “non hanno evidenziato particolari contatti del soggetto, una rete di facilitatori, una rete di mandanti o attività estorsiva”. Dunque, conclude il capo della Polizia Postale, “il fine ultimo dei file è ancora da capire, anche se riteniamo che il vantaggio non fosse nella monetizzazione e commercializzazione delle informazioni a professionisti o politici, quanto nel potere che quelle informazioni sono in grado di produrre”.