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Gesconet: Piero Tulli e le misteriose tangenti ai politici

«Il quadro emerso fa ritenere che una parte dei soldi possano essere stati versati ai funzionari incaricati di istruire le pratiche,mentre il resto sarebbe finito ai politici, a chi ha consentito a Gesconet di muoversi in una sorta di regime di monopolio»: così si conclude l’articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera che parla di Piero Tulli detto Pierino, l’impenditore a cui fa capo il Consorzio Gesconet e già in Cisco Italia nella gestione della logistica e dei trasporti. A Roma i magistrati lo indagano per tangenti da 300mila euro versate in due anni per aggiudicarsi appalti alla Camera dei deputati, al Comune di Roma e alla Regione Piemonte. Una serie di mazzette pagate tra 2010 e 2012 per la gestione di servizi di pulizia, traslochi e facchinaggio e finite appuntate in un file gestito da un impiegato che ha deciso di collaborare.
 
GESCONET: PIERO TULLI E I SOLDI AI POLITICI
Scriveva l’Espresso qualche tempo fa:

Tulli, classe 1941, nasce a Roma come edicolante, poi a 40 anni il grande salto con una cooperativa di trasporti. Si butta nella logistica con la Cisco Italia e finisce anche nelle cronache calcistiche acquistando la squadra romana del Lodigiani, ribattezzata, appunto, Cisco. Non mancano gli incidenti di percorso. Il più recente risale all’estate 2012 quando finisce in liquidazione il Consorzio interporto di Fiumicino, con Tulli presidente. È in liquidazione anche la Ifitel, fallita nel 2012 così come altre cinque società di cui Tulli era amministratore o azionista fino a poche settimane prima che chiudessero i battenti

La procura di Roma ha cominciato a indagare per danno erariale, scoprendo una rete di società in paradisi fiscali che ha permesso all’imprenditore di far sparire 1,7 miliardi di euro in dieci anni. Chiacchierato per l’utilizzo spregiudicato di lavoratori extracomunitari, Gesconet è stato oggetto di singole denunce sindacali, perfino per «caporalato» fra 2008 e 2010. Poi l’indagine di oggi.

Il sospetto dei magistrati è che il giro di tangenti sia ben più ampio e che il meccanismo non riguardi soltanto le istituzioni già individuate. E comunque che copra almeno dieci anni, visto che i controlli già compiuti hanno accertato che la Camera,la Regione e il Comune di Roma hanno concesso al Consorzio un numero ben più alto di lavori e una serie di servizi che nella lista contenuta nel computer non sono indicati.

INNOCENTI EVASIONI
E qui potrebbe aprirsi un vaso di Pandora interessante. Negli anni ha finanziato alla Camera, secondo le dichiarazioni presentate, i Democratici di Sinistra di Roma con 15mila euro. Nel 2004 ha tentato la scalata alla Lazio poi vinta da Claudio Lotito: lui si accontentò all’epoca della Lodigiani, considerata terza squadra di Roma e rinomata al mondo per il suo ultracompetitivo settore giovanile. Ora si potrebbe leggere in quel file qualche nome imbarazzante, oltre alla spiegazione in dettaglio sulla vittoria degli appalti di pulizia per Montecitorio. Soprattutto la coincidenza con le vittorie in Piemonte porta in un’unica direzione. Mistero un pochino svelato?