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Francesco Cariello e Giorgio Sorial: la rissa tra grillini alla Camera

giorgio sorial francesco cariello

Erano Francesco Cariello e Giorgio Sorial i due parlamentari del MoVimento 5 Stelle che ieri sono quasi venuti alle mani nel cortile della Camera. Ieri avevamo scritto che tra i protagonisti c’era Vincenzo Caso, che invece è intervenuto a dividere i due. Alle undici del mattino, il deputato Francesco Cariello aveva urlato spazientito verso Giorgio Sorial, in ritardo per una riunione della commissione Bilancio. Il collega aveva reagito nervosamente. Poi i due si spostano in cortile, la voce si alza, arrivano gli insulti, le spinte, gli sguardi minacciosi con le facce quasi attaccate. A dividerli, interviene prima Vincenzo Caso. Poi Federico D’Incà li prende da parte per dire che «no, così non si fa». Nel frattempo è arrivata anche Laura Castelli e si cerca di riportare la calma in quello che doveva essere un semplice incontro di pianificazione del lavoro sul Def. Annalisa Cuzzocrea su Repubblica racconta così la reazione di Cariello:

«Ma che rissa, è stato un normale confronto», sminuisce Cariello a sera. Poi ammette: «È stato un mio errore aver alzato la voce, un mio intercalare non è piaciuto in particolar modo a Sorial…». Da lì l’alterco, che però – spiega chi li conosce – si può leggere in modo diverso. Perché Cariello è diventato capogruppo in commissione Bilancio due settimane fa e a Sorial «tutta la commissione ha votato contro». «Quel ragazzo – raccontano di quest’ultimo – ha un ego spropositato, vuole andare sempre in tv, è un porta grane». Così basta un difetto di organizzazione a far scoppiare una rissa in un clima arroventato dalle votazioni in corso sul nuovo regolamento (con dentro regole che non piacciono a molti dei sostenitori dell’uno vale uno) e dalla ricerca spasmodica di visibilità, tanto più necessaria quanto più si sentono vicine le elezioni.

giorgio sorial francesco cariello
C’è da segnalare che Il Giornale, in un articolo a firma di Roberto Scafuri, racconta in modo più dettagliato la vicenda:

Una discussione cominciata sul tappeto rosso del Transatlantico, un «vieni fuori se hai coraggio», ed eccoli ancora lì, davanti la fontana del cortile di Montecitorio, a cercare di spiegare che «uno non vale uno», anzi, «tu non vali un c…». E che la carne sarà pure tutto, ma tu per intanto «sei un gran pezzo dim…». Come nel partito dei Trinariciuti che fu, controdine cittadini e portavoce del popolo: Unità non vuol dire darsele di santa ragione. Capita intorno alle 11 di una desolante mattinata di pioggia, dunque neppure un duello come si deve, un mezzogiorno di fuoco o un’alba tragica dietro il Vescovato. A quell’ora i deputati hanno preso il terzo caffè della mattinata, qualcuno ha inaugurato mandorline e aperol, e ci si gode nel cortile l’agognata sigaretta.
Piombano all’improvviso però i toreador, dalle parole del corridoio alla prova muscolare, gli arti si allungano e i le teste sono pronte alla craniata vincente. Cercano di spintonarsi, mentre tutt’attorno la scena attira attonita curiosità. Due colleghi grillini dividono i due prima che scatti il primo colpo, è Vincenzo Caso a mettere la propria carne tra i due Bladerunner. Dalle vetrate non ci si perde lo spettacolino inatteso. La tensione pare allentarsi,Caso si allontana snocciolando il suo rosario, ma Cariello ritorna a bomba, non ha finito di dire come la pensa di quel Sorial sempre così «puro e duro», sempre così ligio agli ordini di Milano, Genova o, qualche mese fa, Di Maio. Anche Sorial cerca di riavvicinarsi, perché quel Cariello lì, sempre così indisciplinato e fuori scontrino, sempre così inaffidabile, proprio «ha rotto i cog.». Poi ci ripensa e va via.

Foto copertina da Il Fatto