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Francesca Chaouqui e la storia del ricatto a Berlusconi

francesca chaouqui corrado lanino

Nell’indagine di Terni su Francesca Immacolata Chaouqui spunta il nome di Paolo Berlusconi. Ieri è stato consegnato l’avviso di garanzia alla ex PR che lavorava alla COSEA in Vaticano e al marito Corrado Lanino in relazione a un’indagine dei pubblici ministeri di Terni riguardo il dissesto della curia di zona e la compravendita del castello di San Girolamo a Narni. Della storia si era parlato nelle settimane scorse, subito dopo lo scoppio del Vatileaks 2, e vedeva al centro delle indiscrezioni i conti dei postulatori dei santi presso lo IOR. Ma la Chaouqui e il marito sono indagati per tutt’altri reati.

Francesca Chaouqui e la storia del ricatto a Berlusconi

L’informatico Lanino è accusato insieme alla moglie di intrusione informatica per conto di Mario Benotti, il funzionario di Palazzo Chigi – a capo della segreteria di Sandro Gozi, ora autosospesosi dall’incarico – che avrebbe chiesto a lui e alla moglie di ottenere informazioni sull’ex marito della sua convivente effettuando accessi abusivi nei suoi computer. La Chaouqui sarebbe invece entrata in questa storia contattando monsignor Vincenzo Paglia, indagato per il dissesto della Curia di Terni, millantando la possibilità di ricevere aiuti economici grazie ai contatti presso la Ernst & Young, dove la PR lavorava prima dell’incarico in Vaticano. E intercettando il suo telefono gli inquirenti sarebbero però finiti a scoprire un’altra storia su cui non stavano indagando e per la quale hanno trasmesso, per competenza, gli atti a Roma. Una storia di presunte pressioni e ricatti esercitati dalla Chaouqui nei confronti di Paolo e Silvio Berlusconi, e per un motivo piuttosto puerile: ottenere la rimozione di un giornalista che aveva scritto un articolo su di lei. L’articolo, aggiornato successivamente all’arresto della Chaouqui ma scritto nel settembre 2013, è questo ed è firmato da Fabio Marchese Ragona:
francesca chaouqui fabio marchese ragona
Dopo la pubblicazione del pezzo, che raccontava una biografia della Chaouqui partendo dalla storia dei suoi tweet su Ratzinger e Tremonti e dai suoi primi passi nel mondo delle PR con Marisa Pinto Olori del Poggio, ambasciatrice a disposizione di San Marino, membro dell’esclusivo club Diplomatia (fondato dal finanziere Stefano Balsamo della Jp Morgan) e presidente dell’associazione Messaggeri della pace, una onlus fondata in Spagna da padre Angel García. Soprattutto, la ritrae come una bomba «sexy» – il riferimento è alle foto pubblicate sul suo profilo Facebook e riprese da Panorama – ricordando però la sua vicinanza all’Opus Dei e altre storie non proprio edificanti.

L’articolo di Panorama su Francesca Chaouqui

Quando l’articolo viene pubblicato la Chaouqui è ascoltata in intercettazione dalla procura di Terni, che scopre una serie di contatti ad alto livello della PR (e fin qui non ci sarebbe nulla di strano, visto il mestiere). Poi, racconta Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera oggi, entra in scena Berlusconi:

La donna dialoga spesso al telefono con Paolo Berlusconi, si lamenta per alcuni articoli, arriva a chiedere che Fabio Marchese Ragona, il vaticanista del quotidiano di famiglia, non scriva più. Chiede di parlare anche con il direttore Alessandro Sallusti, cerca di convincerli. E quando capisce che forse non riuscirà a ottenere il risultato, passa alle maniere forti. Comincia a parlare di istanze di rogatorie giunte in Vaticano che riguardano gli affari di Silvio Berlusconi. Assicura di avere il potere per concedere l’assistenza giudiziaria ai magistrati. Poi va oltre, minaccia di rendere noto il contenuto dei documenti. Il pubblico ministero Elisabetta Massini le contesta il reato di estorsione. Ma qualche settimana fa, quando decide di trasmettere il fascicolo a Roma per competenza, cambia l’ipotesi accusatoria in induzione alla concussione.
Ritiene infatti che nel suo ruolo di componente della Cosea, Chaouqui abbia veste di pubblico ufficiale. E dunque iscrive nel registro degli indagati anche Paolo Berlusconi, perché non avrebbe denunciato il ricatto. In realtà è un’impostazione che i pm romani sembrano non condividere, visto che i funzionari della Santa Sede non possono essere equiparati tutti ai diplomatici. E soprattutto ritenendo la famiglia Berlusconi vittima della minaccia. L’esame del fascicolo è tuttora in corso visto che contiene decine e decine di intercettazioni. Alla fine saranno interrogati tutti i protagonisti, compresa la Chaouqui, che ieri ha fatto sapere di volersi presentare, e suo marito. Poi è possibile che si proceda con la richiesta di rinvio a giudizio. Ennesimo capitolo di una vicenda che imbarazza le gerarchie vaticane proprio per aver affidato alla donna un incarico tanto delicato e strategico.

L’articolo spiega anche in maniera convincente perché l’indagine partita da Terni è arrivata all’avviso di garanzia a Roma in così tanto tempo, visto che del contenuto del fascicolo si parla ormai da un mese: l’accusa formulata da Terni (concussione) non è stata considerata valida dalla procura della Capitale, che ha deciso di cambiarla. La Chaouqui ha spiegato su Facebook di sentirsi tranquilla per l’indagine e per le accuse a carico suo e del marito:

Di positivo c’è che finalmente ho compreso cosa è successo a Terni.
Sono veramente tranquilla.
Le conversazioni per cui è processo sono quelle fra me e Mario Benotti.
È settembre 2013 e racconto a Benotti di aver parlato con Paolo B, con cui ho un rapporto cordialissimo e non certo nei termini del ricatto o delle pressioni.
Parlato di quel suo giornalista Fabio Marchese Ragona, che organizzó la truffa dei tweet falsificati sulla prima pagina de il giornale a mio danno.
Dopo la chiacchierata restammo in rapporti cordiali, il giornale prese le sue decisioni autonomamente circa il giornalista ed io le mie.
Punto. Lo stesso Paolo Berlusconi, o suo fratello potranno confermare di non aver subito alcun ricatto o pressione.
Quindi comprendo forse la doverosità dell’inchiesta ma sono tranquilla e spero prima possibile di poter spiegare ai PM la mia posizione.
Su mio marito invece: Sempre Benotti in quel tempo era in forte contrasto con l’ex marito della compagna per l’affidamento della figlia dei due.
Benotti ipotizzava che per la bambina non fosse idoneo vivere con il padre. Mi chiese di verificare se mio marito, tramite una analisi dei social del signore in questione, potesse trovare qualcosa di poco consono.
Una ricerca su Facebook, Twitter, YouTube, null’altro ovviamente.
Quindi anche mio marito potrà tranquillamente rispondere ai PM.
Spero che la giustizia italiana abbia tempi brevi su questa indagine, me lo auguro di cuore, sono due fatti molto chiari e sintomatici di nessun reato.

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