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Le foto hard nel computer del vescovo

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Nel computer in uso a monsignor Josef Wesolowski nella nunziatura di Santo Domingo c’erano 130 video e più di 86mila fotografie. Immagini trovate e prese su internet oppure fatte di persona dal nunzio nell’isola caraibica, visto che secondo le testimonianze di bambini e ragazzi aveva chiesto di scattarne nei momenti di intimità. Nelle foto si vedono ragazzini nudi o costretti ad avere rapporti sessuali tra loro e con adulti. E la custodia cautelare in Vaticano a cui è stato costretto l’arcivescovo deriva proprio da questa scoperta, e dal rischio che Wesolowski potrebbe ancora inquinare le prove o riuscire a contattare gli eventuali complici per farle sparire.
 
LE FOTO HARD NEL COMPUTER DELL’ARCIVESCOVO
Già, i complici. Perché è su questo che si stanno concentrando attualmente le indagini Oltretevere: monsignor Wesolowski aveva dei complici? Ci sono personaggi che hanno aiutato l’arcivescovo nelle sue attività in quel di Santo Domingo? Francisco Javier Occi Reyes, assistente dell’arcivescovo arrestato dalla polizia domenicana nel 2013, aveva scritto una lettera a Wesolowski intercettata e letta dal Vaticano, nella quale adombrava questi sospetti:

«Abbiamo offeso Dio abusando di bambini e adolescenti comprati per pochi spiccioli» (uno,epilettico, addirittura con le medicine). E ha confessato di essersi fatto complice perché «il tuo appetito sessuale potesse essere soddisfatto». La lettera si conclude invitando Wesolowski a chiedere a Dio «di essere aiutato a sfuggire a questa malattia diabolica che ti porta ad abusare continuamente dei bambini»

Nel capo di imputazione si parla esplicitamente di «reati commessi in concorso con persone ancora ignote» e gli atti dell’inchiesta fanno comprendere come i promotori di indagine del Vaticano abbiano già trovato alcuni elementi per arrivare alla loro identificazione, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Sono proprio i verbali e le relazioni contenute nel fascicolo processuale a svelare i contorni di una vicenda che appare tutt’altro che chiusa e anzi potrebbe avere nuovi e clamorosi sviluppi. Perché il sospetto è che Wesolowski possa essere inserito in una rete internazionale ben più ampia di quella emersa sinora.

Quanto ampia possa essere questa rete ben si comprende leggendo la perizia informatica che ricostruisce l’attività del nunzio di Santo Domingo richiamato dalla Santa Sede un anno fa e poi «dimesso» dallo stato clericale. L’accusa evidenzia «la particolare abilità dell’imputato a utilizzare strumentazione elettronica che può essere reperita per connession illecite. Comportamento che l’imputato ha mostrato di perseguire con modalità fortemente compulsive». Sono stati trovati «oltre 100mila file a sfondo sessuale, aiquali si aggiungono più di 45mila immagini cancellate». Amettere in allarme gli inquirentiè stata la scoperta di unvero e proprio archivio nelcomputer di proprietà del Vaticano«diviso in quattro volumie contenente circa 130 video epiù di 86 mila fotografie». Il restoWesolowski lo aveva «salvato» nel computer portatile che usava soprattutto quando era in viaggio. Il materiale è diviso per genere, ci sono file in cui si vedono anche decine di bambine protagoniste di prestazioni erotiche, ma la predilezione era per i maschi.

Poi ci sono le testimonianze di tre ragazzini e delle loro madri che hanno parlato in un’intervista a una televisione locale raccontando gli abusi dell’arcivescovo.
 
LE INDAGINI SULLA PEDOFILIA IN VATICANO
Oltre a Wesolowski ci sono altri due vescovi indagati attualmente per reati legati agli abusi sessuali: il cileno Marco Antonio Órdenes, cui il Vaticano ha proibito di esercitare le funzioni, e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo. Riguardo Marco Antonio Órdenes, arcivescovo della diocesi di Iquique in Cile tra 2006 e 2012, su di lui pende un’accusa di abuso sessuale per fatti verificatisi nel 2009; Rodrigo Pino Jelcic, che aveva 14 all’epoca dei fatti, rivelò di aver avuto una storia d’amore di natura sessuale mentre il prelato era rettore del Santuario d Nostra Signora de La Tirana. Il nunzio apostolico della Santa Sede in Cile, Ivo Scapolo, dopo aver ascoltato le accuse ha accettato le dimissioni del cileno. Una storia simile quella di Gabino Miranda Melgarejo: l’arcivescovo Salvador Pineiro in Perù ha annunciato la sua deposizione allo stato laicale il 5 luglio del 2013. Ufficialmente, per aver trasgredito il sesto comandamento.