Attualità

Il focolaio della caserma Serena di Treviso e i controlli nei posti di lavoro dei migranti

Un migrante colpito da COVID-19 lavorava alla Benetton di Castrette: chiuso il magazzino. Controlli sui possibili lavori nei campi in nero

caserma serena treviso

Il focolaio di Coronavirus SARS-COV-2 alla caserma Serena di Treviso fa scoppiare l’allarme nei posti di lavoro dei profughi ospitati nel centro. Il Corriere del Veneto spiega oggi che una ventina di amici dei ragazzi sono già stati individuati dal servizio di igiene e prevenzione dell’Usl 2  e si sottoporranno al test a breve, ma i tamponi saranno allargati anche alle aziende in cui i migranti hanno lavorato nei giorni precedenti all’emersione del virus.

Il focolaio della caserma Serena di Treviso e i controlli nei posti di lavoro dei migranti

Ma, segnala il segretario provinciale della CGIL Mauro Visentin, c’è anche un altro problema: quello dei lavoratori in nero:  «Riteniamo altamente probabile che alcuni di loro lavorino in nero e questo rende difficile il tracciamento, le aziende non rivelano la collaborazione e i migranti non parlano perché temono ritorsioni. Qui si tratta di sanità pubblica, i colleghi hanno il diritto di sapere».

Se mancano le informazioni il contagio può estendersi. Alcuni profughi hanno perso l’occupazione durante l’epidemia, ma altri sono ancora attivi in agricoltura, nell’artigianato, nei magazzini, nei cantieri. Ogni caso sarà passato al setaccio dall’Usl. È ancora tema caldo (caldissimo) il focolaio scoppiato nel centro di accoglienza trevigiano, con polemiche politiche in salsa leghista. Quando i primi tre migranti, con lievi sintomi, sono risultati  positivi al Covid, il piano di tamponi ha scoperto che oltreun terzo degli ospiti aveva contratto il virus, anche se in modo asintomatico. I medici stanno cercando di risalire al primo ingresso dell’infezione alla Serena ma è materia complicata. Ora tutti si concentrano su contenimento e monitoraggio, fondamentali per chiudere una partita complessa a livello numerico e sociale. «I soggetti positivi sono stati trasferiti nella palazzina più grande all’interno della caserma, nelle altre sono alloggiati i negativi – spiega il dg dell’Usl 2 Francesco Benazzi -. Tutti sono isolati come prevedono i protocolli. Contiamo molto però sulla responsabilità dei singoli e sul rispetto delle regole. C’è ancora qualche facinoroso che non utilizza la mascherina.  Chi non si adegua deve essere portato via perché rischia di far saltare un progetto di sanità pubblica».

indice di contagio sopra 1
Indice di contagio in Italia (La Stampa, primo agosto 2020)

Tre ospiti della Serena lavorano come interinali in uno dei magazzini del gruppo Benetton a Castrette. Quando giovedì sera l’azienda è stata avvertita del focolaio in caserma, senza avere ancora certezza di eventuali positività ha applicato le linee guida: congedo immediato di chi si trovava nel reparto, sanificazione straordinaria dei locali, lista delle persone che hanno lavorato nel  agazzino assieme ai migranti.

Leggi anche: Il focolaio nel negozio di animali a Palermo