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Filippo De Poli ed Elisa Paladin: chi sono i terrapiattisti arrivati a Ustica

La storia dei terrapiattisti che volevano trovare la fine del mondo ma si sono fermati dopo aver rischiato il naufragio a Ustica ieri ha lasciato molte persone con il dubbio che fosse inventata. Ma la coppia di amici veneziani esiste davvero. Si chiamano Filippo De Poli ed Elisa Paladin e non usano la tecnologia

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La storia dei terrapiattisti che volevano trovare la fine del mondo ma si sono fermati dopo aver rischiato il naufragio a Ustica ieri ha lasciato molte persone con il dubbio che fosse inventata. Invece il Gazzettino documenta che la coppia di amici veneziani esiste davvero. Si chiamano Filippo De Poli ed Elisa Paladin e non usano la tecnologia.

Filippo De Poli ed Elisa Paladin: chi sono i terrapiattisti arrivati a Ustica

La vicenda l’aveva raccontata ieri a La Stampa Salvatore Zichichi, il medico dell’Ufficio di sanità marittima del ministero della Salute che da Palermo li ha aiutati: i due terrapiattisti veneti volevano dimostrare arrivando in Sicilia che la Terra non è rotonda. La coppia veneziana oltretutto ha anche violato le restrizioni per il lockdown perché ha preso la decisione di attraversare l’Italia in piena emergenza Coronavirus. A Termini Imerese, vicino a Palermo, hanno venduto la loro macchina e hanno comprato una barchetta, decisi a puntare verso Lampedusa. Ma la bussola li ha traditi e sono finiti stremati a Ustica. Ma chi sono Filippo e Elisa?

Filippo De Poli ed Elisa Paladin sono due amici veneziani. Assieme viaggiano il mondo (sono in cammino anche mentre scriviamo, poche settimane fa erano a Parigi, ndr). Hanno un’allergia viscerale per la tecnologia, non posseggono cellulari, e pensano che la Terra abbia dei confini fatti da montagne di ghiaccio color smeraldo alte 400 hilometri e sorvegliate da guardiani millenari. Filippo ha 40 anni, è nato a Venezia ed è residente a Spinea; Elisa ha 27 anni, è laureata, originaria della provincia di Treviso, vive ad Annone Veneto (Venezia).

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E il sindaco dell’isola, Salvatore Militello racconta a Il Gazzettino:

Li abbiamo rifocillati a bordo, all’inizio non è stato facile avvicinarli. Erano diffidenti verso noi che usiamo i cellulari per via delle onde elettromagnetiche, non volevano darci i documenti. Erano convinti di essere a Lampedusa, sinceramente una situazione d’altri tempi. Poi la cosa si è risolta e li abbiamo scortati a Palermo con l’aiuto della Capitaneria di Porto». Perché la loro barca (senza assicurazione, e per questo i due ragazzi sono stati multati, ndr) aveva dei problemi al motore

Il papà di Elisa, titolare di un’azienda vinicola, spiega che i due non hanno smesso di viaggiare e che si incontrano nei posti dove i due fanno sosta. Devono aver imparato ad usare la bussola.

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