Economia

Il favore di Renzi ai padroni delle autostrade

grillini civati

Una proroga di sei mesi per le concessioni governative, mentre le compagnie tornano a chiedere gli aumenti dei pedaggi. Nascosto tra le pieghe del decreto Milleproroghe c’è il favore di Matteo Renzi ai padroni della Autostrade. Vale a dire un rinvio di sei mesi, fino al 30 giugno prossimo, per la messa a punto delle proposte di integrazione tra diverse tratte come previsto dallo Sblocca Italia, per prorogare automaticamente e senza gara le concessioni a fronte di una promessa di nuovi investimenti. Spiega il Corriere:

Conseguentemente, anche il termine per i nuovi piani finanziari slitta al 31 dicembre 2015.La ragione? Evidentemente c’è bisogno di più tempo per far digerire l’operazione, che favorirebbe soprattutto il gruppo Gavio, le Autovie Venete e l’Autobrennero, alla Commissione europea. Dove non è un mistero che ci sia una certa riluttanza a mandar giù norme poco profumate di concorrenza. Come appunto questa, che ha già incassato il giudizio fortemente negativo della nostra Autorità dei trasporti presieduta da Andrea Camanzi. Naturalmente, per ciò che può valere: poco o nulla. E qui è d’obbligo ricordare un altro regalino pre natalizio che il governo, in quel caso targato Monti, aveva già fatto ai medesimi concessionari nel dicembre 2011. Perché la norma del Salva-Italia che istituì l’authority fece decorrere (guarda caso) la competenza sulle tariffe autostradali a partire dalle concessioni future.

autostrade renzi
Quindi, se scatteranno anche le proroghe automatiche senza gara previste dallo Sblocca-Italia renziano, campa cavallo:

Con il risultato che quando si parla di autostrade Camanzi è ancora di fatto completamente esautorato.Il che contribuisce a spiegare perché ogni anno i pedaggi salgono, e salgono, e salgono. Dal 1999, anno della privatizzazione della concessionaria statale, e fino al 2013, i prezzi sono cresciuti del 65,9% a fronte di una inflazione del 37,4%. Conseguenza di un sistema assurdo tutto favorevole ai concessionari, ai quali consente di scaricare sulle tariffe anche gli extracosti di opere e investimenti anche se procedono al passo della lumaca. Il tutto sotto lo sguardo mai arcigno del governo di turno. Nel 2014, a fronte della richiesta di aumenti medi del 4,8 %, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha concesso «solo» il 3,9%: appena due volte e mezzo l’inflazione programmata. Esultando per il risparmio (se un mancato rincaro si può definire risparmio…) «di 50 milioni» in favore degli automobilisti senza però poter dire di quanto i profitti delle concessionarie sarebbero cresciuti. Peccato poi che quel tasso programmato, cioè l’1,5%, si sia rivelato ben superiore a quello reale. Ora l’inflazione annua è allo 0,2 %: venti volte inferiore all’aumento medio concesso dal governo.

Foto della rete autostradale da Virtualroma