Economia

Il doppio euro che sogna Berlusconi

«Creare una seconda moneta, recuperando parte della nostra sovranità monetaria: una seconda moneta che possa essere stampata da noi e messa sul mercato che poi valuterà il cambio con l’euro»: questo il nuovo piano di Silvio Berlusconi annunciato ieri per il No Tax Day di Forza Italia, pubblicizzato oggi dal Giornale.
doppio euro berlusconi
Il quotidiano intervista Marco Giorgino, docente di Finanza aziendale al Politecnico di Milano, che è possibilista: ««L’operazione è tecnicamente fattibile ma in prima battuta andrebbero
approntate misure per evitare fughe di capitali. Poi, bisognerebbe convertire, per esempio, le attività e le passività che l’Italia ha verso quei Paesi con cui prima condivideva la moneta». Quali vantaggi darebbe al nostro Paese l’adozione dell’«eurino»? «All’atto del change over è prevedibile un deprezzamento della nuova moneta, anche se non quantificabile con precisione: ciò porterà a un aumento della competitività delle nostre merci sui mercati internazionali. In buona sostanza, avremmo un immediato effetto benefico sulle esportazioni. Senza tuttavia dimenticare che il nostro Paese importa energia anche dalla Germania e che, quindi, c’è il rischio di un peggioramento del deficit energetico». Un’alternativa a questa sortadi break up può essere quella di rendere meno stringenti i vincoli del Trattato di Maastricht, così da aiutare la ripresa?«Certo, potrebbe essere una soluzione. Magari consentendo sforamenti al limite del 3% fra deficit e Pil, a patto che la parte di disavanzo in eccesso venga impiegata per aiutare le imprese attraverso una defiscalizzazione degli investimenti e degli utili reinvestiti».
 
BERLUSCONI E IL DOPPIO EURO
Silvio quindi sale sul carro degli antieuro con una proposta che scatena già le ironie dei leghisti: qui il responsabile economico del Carroccio su Twitter sfotte l’europarlamentare Lara Comi per il suo entusiasmo di ieri dopo le critiche alla proposta quando veniva dalla Lega.

A parte ciò, il doppio euro che sogna Berlusconi non è una proposta nuova. Già nel 2010 l’euro a due velocità era una proposta che girava in Germania (sui giornali, ovviamente), e nel 2013 era tra le proposte di Alternativa per la Germania, il partito antieuro tedesco. Recentemente ne aveva parlato anche il Foglio:

L’eurosud avrebbe il suo trattato (magari firmato a Plombières?). La sua Banca centrale probabilmente avrà un mandato simile a quello della Federal reserve americana, sarà autorizzata a emettere euro(sud)bond. Ma ci saranno sempre parametri da rispettare e sanzioni per chi li viola: perché un’unione monetaria nasce per evitare le svalutazioni, quindi deve imporre una disciplina. Le regole della Plombières dei sovrani saranno tanto diverse da quelle della Maastricht dei moschettieri? Saranno tanto diverse le politiche necessarie per contenere i costi pubblici e aumentare l’efficienza di un’economia come la nostra che ha incominciato a perdere competitività prima di Lehman? Sarà tanto diversa la nostra vita? Vale la pena affrontare una transizione di infinita complessità e di insondabili costi, per fare sotto Plombières la stesse cose che, se le facessimo (se le avessimo fatte) sotto Maastricht, di Plombières non ci sarebbe bisogno? Non è neppure detto che con la svalutazione esporteremmo di più: nulla impedirebbe al nord di proteggersi da svalutazioni competitive mettendo dazi sui nostri prodotti. In ogni caso ci costerebbe di più produrre perché pagheremmo di più ciò che importiamo. Potremmo avere un aumento dei redditi, ma saranno solo redditi nominali, non reali, perché l’inflazione si mangerebbe tutti i guadagni (nominali). Diminuirebbe il peso del debito, ma dovremmo pagare un tasso d’interesse maggiore: non ci sono default gratis.

 


UNA PARTITA DIFFICILE
La proposta di Berlusconi sembra più elettorale che concreta. Ed è strano, sospettosamente strano che i temi che oggi sta sollevando il Bomber (Matteo Salvini) vengano oggi ripresi dal Regista del nuovo centrodestra: non avrebbe dovuto essere il contrario? Ma i cambiamenti sono all’ordine del giorno della classe politica, sia vecchia che nuova. Pochi ricordano ad esempio che la posizione di Casaleggio sull’euro era, giusto un anno fa, molto diversa da quella di oggi del MoVimento.

I più temerari analisti-cittadini Cinque Stelle ritengono che gli scenari possibili siano quattro: il mantenimento dello stato attuale, la revisione completa degli accordi con Bruxelles, un doppio euro (più leggero in Italia e più pesante in Europa) o, il preferito, la lira in Italia e l’euro oltre confine. Come si affrontano questioni del genere? Parlarne esplicitamente con Casaleggio vorrebbe dire trasformarlo in un cavaliere che disarcionato da un ciclone si ritrova con le ginocchia nel fango. «Macroeconomia, chi vi ha detto che vi dovete occupare di macroeconomia?».

E quindi, perché Silvio no?