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Embrioni alla ricerca, il governo dice no

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La Corte Costituzionale deve dirimere un altro caso nato dalla nefasta legge 40, ovvero sul ricorso pendente al tribunale di Firenze che riguarda una donna la cui fecondazione assistita non ha avuto successo e che nel dicembre 2012 ha chiesto al centro medico dove erano conservati degli embrioni di destinarli ad attività diagnostiche di ricerca scientifica. Ma, scrive oggi Repubblica in un pezzo a firma di Liana Milella, l’Avvocatura dello Stato darà parere negativo sul ricorso in esame perché sulla materia può decidere soltanto il parlamento.

L’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri non ha dubbi quando scrive: «La questione di costituzionalità è inammissibile, e comunque infondata, perché è diretta a sindacare il bilanciamento di valori costituzionali non irragionevolmente operato dal legislatore e perché è volta a introdurre una modifica dell’assetto normativo che necessità invece di un’apposita regolamentazione legislativa».Repubblica può anticipare le 19 pagine depositate alla Corte dall’avvocato Palmieri che mette dei paletti ai giudici — il relatore sarà Rosario Morelli, ex toga della Cassazione — su una tema che pure potrebbe prestarsi a un nuovo esercizio giuridico della Consulta, già protagonista, in questa materia, di interventi clamorosi e che hanno innovato profondamente la legge 40 (superati, nell’ordine, i soli 3 embrioni, l’unico impianto, il divieto alla crioconservazione, il no all’eterologa).

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La situazione è curiosa: un legislatore che ha improntato alla massima lentezza ogni sua decisione sul tema perché toccherebbe interessi e soprattutto sensibilità (religiose) che hanno agito già nella scrittura di una legge disastrosa e bocciata in vari punti dalla Consulta chiede alla Corte di non decidere per rispettare un ruolo che il parlamento tarda ad attribuirsi.

Palmieri spiega che nella legge 40 «il legislatore ha voluto tutelare l’embrione quale entità che ha in sé la vita, per cui non si può ritenere irragionevole che, nel bilanciamento di interessi tra quello alla tutela dell’embrione e quello allo sviluppo della scienza, sia il secondo a dover cedere». L’Avvocatura è contraria anche alla richiesta, fatta sia dai legali della coppia di Firenze Filomena Gallo e Gianni Baldini, sia dall’Associazione Vox-Osservatorio italiano sui diritti che si è costituita in giudizio di chiamare alla Consulta sei esperti della materia, tra cui la senatrice a vita Elena Cattaneo, per spiegare quanto sia importante la possibilità di svolgere ricerche sugli embrioni. Ma Gabriella Palmieri si oppone perché «in questo caso non sembrano sussistere i presupposti per un’attività istruttoria né in generale, né in particolare». Aggiunge Palmieri che la legge 40 ha richiesto 7 anni di approfondimenti «che hanno tenuto conto di una serie di opinioni e questioni scientifiche ed etiche», per cui il legislatore ha già verificato «i differenti interessi in gioco, in particolare quello dello Stato di tutelare l’embrione e quello delle persone interessate ad esercitare il loro diritto all’autodeterminazione individuale mediante la donazione dei loro embrioni per la ricerca».