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Elezioni politiche 2018: la carica dei candidati imputati

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Nessuno è colpevole fino a che non è stata emessa una condanna definitiva. Questo è certo. Ma senza tirare in ballo la “questione morale” ragioni di opportunità politica dovrebbero scoraggiare i partiti dal candidare indagati e condannati. Il MoVimento 5 Stelle da anni va ripetendo che i vecchi partiti candidano indagati e condannati mentre le loro liste sono pulite. Ci sarebbe un modo molto semplice per disinnescare questo argomento: evitare quanto meno di candidare condannati (in primo o secondo grado) per reati contro la Pubblica Amministrazione. E anche a coloro che sono imputati in processi per abuso d’ufficio si potrebbe chiedere un passo indietro.

Roberto Formigoni guida la pattuglia degli imputati del centrodestra

Siamo tutti garantisti, e nessuno pretende di equiparare un avviso di garanzia ad una condanna in Cassazione. Però è necessario anche essere realisti. Se una parte consistente del Paese chiede e pretende candidati non solo con la fedina penale immacolata ma anche senza processi pendenti sul capo, qualcosa vorrà pur dire. Eppure il centrodestra ha deciso di candidare l’ex Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, nonostante una  una condanna in primo grado per corruzione a 6 anni con interdizione dai pubblici uffici. Formigoni, senatore  uscente per Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa – NCD, sarà capolista per il Senato in Lombardia con “Noi con l’Italia- UDC”, in alleanza con il centrodestra.
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Anche Alessandro Colucci, consigliere regionale lombardo ed esponente del partito di Formigoni, correrà per la Camera all’uninominale di Palazzolo sull’Oglio. Colucci, già presidente della Commissione Bilancio della Regione, è sotto accusa per peculato in merito alle cosiddette “spese pazze” del Pirellone. I PM gli contestano 27mila euro di rimborsi non dovuti che secondo la difesa invece quelle cene erano incontri di lavoro. Sempre in Lombardia la Lega (non più Nord) candida Umberto Bossgià condannato in primo grado per truffa e appropriazione indebita. Per la cronaca la truffa è quella da 56 milioni di euro ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali della Lega Nord. In Veneto Fratelli d’Italia schiera Sergio Berlato e Maria Carretta, sotto processo per una vicenda legata a tesseramenti gonfiati (i Carabinieri ritengono siano circa 8 mila) nel PDL. Evidente FdI crede nell’innocenza dei due imputati. I problemi però non sono solo al Nord. In Calabria Forza Italia candida il consigliere regionale Domenico Tallini rinviato a giudizio nell’inchiesta “Multopoli” partita per l’annullamento di alcune contravvenzioni al codice della strada che secondo l’accusa è servito ad “acquisire consenso elettorale e per ottenere prestigio in ambito politico”. Qualche settimana fa ha preso il via il processo scaturito dall’inchiesta denominata “Catanzaropoli” che vede tra gli imputati di nuovo lo stesso Tallini (che a Catanzaro è stato consigliere comunale).

Anche il PD ha i suoi imputati da mettere in lista

Sempre in Lombardia il centrosinistra schiera Paolo Alli, che corre per il partito petaloso della Lorenzin e che è stato il braccio destro di Formigoni in Regione. Attualmente Alli è imputato per tentato abuso d’ufficio in una vicenda legata alla sanità. Alli è stato rinviato a giudizio ad ottobre proprio assieme a Formigoni  nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti nella sanità per i suoi rapporti con il presunto intermediario ed ex consigliere lombardo Massimo Gianluca Guarischi, già condannato a cinque anni in appello.

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Piero De Luca con Matteo Renzi Fonte

In Calabria il PD ha candidato Piero De Luca, noto alle cronache per essere il figlio di Vincenzo, Presidente della Regione. De Luca Junior sarà nel listino bloccato a Salerno, dove il padre è stato a lungo sindaco. Piero De Luca è imputato nel processo sul crac dell’immobiliare Ifil con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Non è l’unico imputato tra le fila del Partito Democratico. Nicola Marrazzo consigliere regionale (e zio di un altro candidato, Stefano Graziano, la cui indagine è stata archiviata) sotto processo per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla “rimborsopoli” campana con l’accusa di essersi appropriato indebitamente di circa 42mila euro di soldi pubblici. L’ex deputato di Scelta Civica ed ex presidente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici Angelo D’Agostino, candidato ad Avellino, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver partecipato a un giro di mazzette pagate alla società di certificazione Axsoa da una serie di società interessate a ottenere certificati per poter partecipare ad appalti pubblici. Tutti innocenti fino a prova contraria, senza dubbio, e per molti è così visto che il processo deve ancora arrivare a sentenza. Ma cosa succederà se verranno condannati durante la legislatura? In base alla Severino le camere dovranno votare la decadenza degli eletti. E la questione a quel punto potrebbe esplodere davvero.
 
Foto di copertina via Flickr.com