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Edoardo Mazza: il sindaco contrario a chi chiedeva l'elemosina arrestato per corruzione

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Il sindaco di Seregno (Monza) Edoardo Mazza, di Forza Italia, è stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Milano in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dai Gip dei Tribunali di Monza, nell’ambito della maxi inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Brianza e in Lombardia.

Edoardo Mazza: il sindaco contrario a chi chiedeva l’elemosina arrestato per ‘ndrangheta

 Il sindaco di Seregno era finito agli “onori “della cronaca qualche tempo fa per la sua guerra a chi chiedeva l’elemosina: “Non se ne può più, ogni giorno fuori dalle nostre chiese o dai nostri negozi rom e zingari, con insistenza e talvolta utilizzando metodi che sfiorano l’intimidazione, chiedono soldi soprattutto agli anziani. E’ una situazione inaccettabile“.
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Mazza all’epoca chiariva che i problemi non erano creati dai clochard, ma “da una decina di rom del campo nomadi della vicina Sesto San Giovanni, che ogni mattina prende il treno senza pagare il biglietto” e si riversa nel salotto buono della cittadina per piazzarsi davanti agli eleganti bar e ai lussuosi negozi del centro, riuscendo a racimolare “centinaia di euro al giorno” sosteneva il sindaco, che spiegava: “Abbiamo temporeggiato, ma quotidianamente ricevo decine di segnalazione da parte dei cittadini esasperati, per questo ho deciso di appellarmi a loro chiedendo di non fare più l’elemosina perché il Comune provvede già ad assistere chi ha bisogno”.

Edoardo Mazza e i rom che chiedevano l’elemosina

Il sindaco è accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari con un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti. A legare a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta, secondo l’inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano, sarebbe stato un imprenditore edile di Seregno il quale avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco arrestato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti. Il suo interesse era quello di ottenere dai politici una convenzione per realizzare un supermercato nel monzese.

L’attività trae origine dagli approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Milano sui noti summit di ‘ndrangheta tenutisi a Legnano (MI) e a Paderno Dugnano (MI), già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito”. L’investigazione ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate (MB) e di individuare un sodalizio dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, con base nel comasco, composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca (RC), legati a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale. Nel corso delle investigazioni è inoltre emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno (MB), che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi. In tale contesto, in particolare, è stato altresì accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione dell’attuale Sindaco di Seregno, facendo emergere come l’intercessione fosse legata al proprio interesse di ottenere, da parte degli organi istituzionali dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.

La difesa di Rotondi

“Non è possibile arrestare un sindaco perché ha fatto un party elettorale nel bar di uno che doveva avere una licenza dal comune e dedurre che il sindaco dovesse sapere che costui era un mafioso”. Lo dice il segretario di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi, commentando gli arresti nell’ambito dell’inchiesta contro la ‘ndrangheta condotta dalla Dda di Milano e dalla Procura di Monza. “Non conosco il sindaco di Seregno – spiega Rotondi – ma ritengo che politica e magistratura debbano assieme fare una riflessione sulla crescente difficoltà di svolgere la funzione elettiva in presenza di leggi scritte male e di magistrati larghi di manica nell’uso della custodia cautelare”.
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Nel 2016 a Seregno era stata istituita anche la commissione provinciale Antimafia. Il Fatto Quotidiano invece oggi ricorda che il sindaco era solito dialogare con i cittadini tramite una diretta facebook settimanale. Nella diretta del 31 agosto si era presentato con una forbice, dopo lo stupro e l’aggressione avvenuti a Rimini. “Questo è lo strumento che molti vorrebbero utilizzare per punire gli animali che hanno compiuto questo efferato delitto. Non è rappresentativo del mio stato d’animo ma se fossi il genitore di quella ragazza – ha aggiunto – altro che forbice utilizzerei…”.