Economia

Il dilemma del governo: aiutare le aziende o i pensionati?

Enrico Marro sul Corriere della Sera spiega che il governo Renzi si trova per l’ennesima volta durante questa legislatura davanti a un bivio: le parole del ministro Calenda sulla necessità di investimenti puntano l’attenzione dell’esecutivo sulla necessità di rilanciare gli incentivi e il taglio delle tasse sulle imprese. Una posizione che ha una sponda a via XX Settembre, visto che la distribuzione indifferenziata di soldi per sostenere la domanda potrebbe non essere altrettanto efficace ai fini della crescita.

Anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha fatto chiaramente capire che le risorse dovranno essere concentrate sugli investimenti e sul taglio delle tasse, cominciando dall’Ires. E quando gli si chiede del pacchetto pensioni (flessibilità in uscita, assegni al minimo) e dei contratti pubblici da rinnovare dopo 7 anni di blocco osserva laconico che i margini sono stretti. Insieme, Calenda e Padoan, stanno preparando il pacchetto «Industria 4.0» e «Finanza per la crescita»: dalla proroga del superammortamento sugli investimenti in beni strumentali al potenziamento del credito d’imposta sulla ricerca, dai Pir (strumenti finanziari per incentivare fiscalmente i risparmi indirizzati verso le piccole e medie imprese) all’estensione dei bonus ristrutturazione ai condomini.

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Gli investimenti in Italia negli anni: siamo tornati a vent’anni fa (Fonte: CGIA)

Ma il problema di Renzi è che c’è un altro fronte che è altrettanto forte e che chiede tutt’altro:

Sull’altro fronte ci sono Cgil, Cisl e Uil. Anche i sindacati fanno il loro lavoro e spingono perché i soldi il governo li metta su pensioni e contratti pubblici. Del resto, da alcuni mesi si stanno confrontando con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, su un pacchetto di interventi a sostegno delle pensioni e ancora ieri lo stesso Renzi ha confermato: «Bisogna dare un po’ più soldi ai pensionati». Le ipotesi vanno dal potenziamento della quattordicesima all’aumento della no tax area. Sempre il premier, nelle ultime settimane, ha annunciato più risorse per la lotta alla povertà e per i contratti pubblici. Anche Poletti e Nannicini, soprattutto se firmeranno l’accordo con i sindacati, prepareranno i relativi provvedimenti da inserire nella legge di Bilancio che il governo presenterà entro il 20 ottobre. Il dibattito contrappone anche le seconde file. Se il viceministro dell’Economia e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, si schiera con Calenda, il viceministro delle Infrastrutture, il socialista Riccardo Nencini, dice invece che la priorità sono le pensioni minime.

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L’Anticipo Pensionistico e i calcoli per il prestito (Il Messaggero, 5 agosto 2016)

Insomma, l’esecutivo si trova ancora una volta davanti a un bivio. Ma c’è da considerare che quest’anno la Legge di Stabilità in preparazione andrà a incrociarsi con il referendum sulle riforme su cui l’esecutivo si gioca l’esistenza. Ed è francamente difficile immaginare che il governo decida di andare contro i sindacati (e i pensionati) proprio durante la campagna elettorale. Anche perché a favore del premier c’è anche la storia, ricorda Marro:

Ricordate il dilemma della primavera 2014? Meglio dare 80 euro al mese a 10 milioni di lavoratori dipendenti o usare quei 10 miliardi all’anno per tagliare le tasse (Irap, Ires) sulle imprese? Che cosa è più utile per la crescita? Allora Renzi, decise di privilegiare il sostegno ai consumi. Non tutti, a cominciare da Padoan, pensavano fosse la scelta giusta. E ancora oggi il giudizio sui risultati del bonus in busta paga è controverso. Ma anche il successivo taglio dell’Irap e degli sgravi sulle assunzioni, misure altrettanto costose e di cui hanno beneficiato le imprese, non hanno spinto più di tanto il Pil.