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La surreale intervista di Selvaggia Lucarelli a Giuseppe De Donno

Lo pneumologo della cura del plasma iperimmune per il Coronavirus dà spettacolo in un’intervista al Fatto Quotidiano: “Qui ho 340 avvocati. Cure e pazienti? C’è la privacy…”

giuseppe de donno selvaggia lucarelli il fatto

Oggi Selvaggia Lucarelli sul Fatto pubblica una surreale intervista a Giuseppe De Donno, lo pneumologo della cura del plasma iperimmune che proprio ieri, tradendo la sua timidezza innata e la sua naturale ritrosia nei confronti dell’esposizione mediatica, si è fatto un’oretta di diretta con Matteo Salvini. Di solito nelle interviste le minacce di querela arrivano alla fine. Qui si comincia proprio con le minacce:

Lei ha molto pubblicizzato la guarigione miracolosa grazie alla plasmaterapia di una paziente incinta. Ma ha dichiarato che avesse una polmonite interstiziale bilaterale, mentre fonti interne all’ospedale mi dicono che aveva un problema più contenuto all’apice di destra. È vero?
Sono informazioni gravissime che ledono la privacy di una paziente. La paziente l’ho seguita io per via ecografica, le immagini le ho solo io.

Però della polmonite ha parlato lei nelle interviste.
Posso denunciare chi le ha dato le informazioni, ho 340 avvocati dietro di me. Ascolti questo fraterno consiglio: non parli di questa donna.

De Donno, sempre tranquillissimo e più che sereno, poi prende benissimo anche un’altra domanda della Lucarelli:

Cambiamo tema. È vero che prima della plasmaterapia aveva chiesto di avviare la sperimentazione del Tocilizumab?
Ma io sono il principal investigator, mica un campagnolo. Le sue domande nascondono un trabocchetto!

Le ho solo fatto una domanda. Non ha scritto lettere furenti ad Aifa perché le ha negato la sperimentazione col Tocilizumab?
Assolutamente no (chi scrive è in possesso della mail inviata da De Donno a Schettino e Perrone dell’Istituto tumori di Napoli dove era avviata la sperimentazione con in copia una trentina di persone tra cui sindaci e la Cappellari della Lega. De Donno annuncia un esposto alla procura perché non riceve il farmaco, minaccia di rivolgersi a giornalisti e politici per denunciare la cosa e si domanda perché la sperimentazione la stiano facendo a Napoli e non in centro lombardo,chiedendo di girare la mail all’Aifa, ndr).

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E ora attenzione perché andiamo sul pesante: De Donno chiama Lucarelli “carina”…

Mi dicono che lei selezioni con grande attenzione i pazienti per non fallire la sperimentazione…
Non abbiamo mai arruolato nessuno che non avesse insufficienza respiratoria. Se scrive corbellerie se ne assume la responsabilità.

La smette di minacciare?
Non mi fido.

Lei ha la vocazione a fare il martire.
Il plasma convalescente diventerà un modello per le epidemie future, si ricordi.

Ma lo è già, è usato per Ebola, Sars…
E allora perché non l’hanno usato prima di noi, nel mondo occidentale?

Non ha iniziato Pavia prima di voi?
No, carina, vede com’è brava lei, non conosce la tempistica degli arruolamenti.

Perché mi chiama “carina”? Non abbiamo questa confidenza.
È un modo affettuoso. Lei riporta le discussioni con miei infermieri? Allora le dico che l’altro giorno mi ha chiamato un suo collega del Fatto e mi ha detto delle cose terribili su di lei, mi sono vergognato per lui.

De Donno fa poi sapere a Lucarelli che i colleghi che parlano male di lei sarebbero tre. Dice che il selfie con Cappellari della Lega pubblicato con tanto di simbolo del partito era una casualità e alla fine se la prende con Burioni:

Ma perché non si limita a lavorare e pubblicare i risultati?
Perché la visibilità serve. La mia Regione si è fidata a lungo di Burioni e poi guardi dove siamo andati a finire. In un altro Stato Burioni non farebbe più il virologo.

Ma che le ha fatto Burioni?
Ce l’ho con certa scienza che non si assume le responsabilità. Galli dovrebbe spiegare perché ha detto certe cose all’inizio, così come Salvarani. Queste persone hanno condizionato la politica. Ora però devo fare una call col Brasile, questo lo può scrivere se vuole.

Uno spettacolo nello spettacolo. Vi straconsigliamo la lettura integrale.

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