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I paesi in cui la curva dei contagi torna a salire

Il Fatto Quotidiano spiega oggi che Hans Kluge lega il fenomeno alla “rimodulazione delle restrizioni” decise da molti Paesi: “La scorsa settimana l’Europa ha registrato per la prima volta da mesi una crescita dei casi settimanali”, ha detto il direttore regionale dell’Oms. “30 Paesi hanno visto aumenti negli ultimi 14 giorni”

pelle coronavirus immagine del virus

L’infezione da SARS-COV-2 continua a diffondersi a ritmi da record in Sudamerica e raggiunge numeri significativi in Africa (soprattutto in Sudafrica) e Medio Oriente, mentre anche le curve epidemiche di molti Stati Ue tornano a salire. Il Fatto Quotidiano spiega oggi che Hans Kluge lega il fenomeno alla “rimodulazione delle restrizioni” decise da molti Paesi: “La scorsa settimana l’Europa ha registrato per la prima volta da mesi una crescita dei casi settimanali”, ha detto il direttore regionale dell’Oms. “30 Paesi hanno visto aumenti negli ultimi 14 giorni”.“In 11”c’è stata “una ripresa significativa che, se non controllata, spingerebbe di nuovo i sistemi sanitari al limite”.

I ricercatori hanno messo a punto una scala su base 100 che misura il “rilassamento”dei Paesi: dei 45 più colpiti (che hanno cioè più di 25mila casi) 21 hanno allentato le misure di distanziamento sociale e 10 di questi sono alle prese con un rialzo della curva. È il caso della Germania, dove il focolaio scoppiato alla Tönnies –quasi 1.500 casi tra gli operai del colosso delle carni nel Nordreno-Vestfalia – ha riportato l’indice Rt (la capacità di contagio di un infetto, la cui soglia di allarme è pari a 1) a quota 2,88: secondo la ricerca, il “tasso di restrizione” di Berlino è crollato dai 73 punti di inizio maggio ai 50 attuali e ha registrato un +36,7% di casi su base settimanale. Nel novero figurano anche Ucraina (oltre 40mila casi, di cui 994 nelle ultime 24 ore), Svizzera, Francia, Svezia, Bangladesh, Indonesia, Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti.

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I paesi in cui la curva dei contagi torna a salire (Il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2020)

Nella sola giornata di mercoledì, Washington ha ricevuto segnalazioni di 36.880 nuovi contagi da tutto il Paese, che è il più colpito al mondo con quasi 2,4 milioni di casi, 122mila morti e ha uno
stringency rate sceso da 72,7 di inizio aprile all’attuale 69,0.

Una situazione che risente dell’ordine sparso in cui si sono mossi i singoli Stati federali, tanto che il record è segnato dalle impennate registrate nel Sud e nell’Ovest, con Texas, Oklahoma e North Carolina che hanno riportato dati senza precedenti in un solo giorno: la Florida ne ha registrati oltre 5.500. Nonostante i dati la Casa Bianca ha confermato il piano di tagliare i fondi per 13 strutture che effettuano i test dopo l’ordine impartito da Donald Trump a Tulsa di ridurre la capacità diagnostica del Paese per abbassare i dati dei contagi.

Dietro gli Usa, il Brasile, in un’America Latina ormai epicentro mondiale della pandemia, continua la sua impennata: i positivi sono saliti a 1.188.631 (+42.725) e i morti sono 53.830 (+1.185). Secondo Oxford, il Paese del negazionista Jair Bolsonaro è tra quelli in cui la curva continua a salire nonostante siano ancora in lockdown, che comprendono l’India (4° posto al mondo con 473mila casi, di cui 17mila in 24 ore) e il Sudafrica: ieri Pretoria ha annunciato il suo record giornaliero (5.688 nuovi positivi), oltre la metà dei 10mila registrati in tutto il continente che ne conta finora 336mila.

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