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Il crollo delle scale nella metro di Repubblica è colpa di ATAC

scala mobile metro repubblica 1

Alla fine non saltava nessuno. Il crollo della scala mobile della metropolitana nella fermata di Repubblica non è stato causato dalle intemperanze dei tifosi del CSKA Mosca, come era evidente già dal video postato da loro in cui si vedevano gli attimi del disastro: Virginia Raggi e Matteo Salvini, che li hanno accusati da subito, ma la responsabilità è da ascrivere alla mancata manutenzione e per questo tre dirigenti ATAC e un responsabile della Metroroma SCARL, ditta incaricata della gestione dell’impianto stanno per essere iscritti sul registro degli indagati per disastro colposo. L’azienda napoletana ha vinto l’appalto per la manutenzione con un ribasso d’asta vicino al 50% del prezzo totale. Il crollo ha causato venticinque feriti, uno dei quali, un tifoso moscovita ricoverato in prognosi riservata. Il più grave, un 33 enne sottoposto a intervento chirurgico di rivascolarizzazione della gamba destra.

crollo scala mobile metro repubblica

Secondo le prime ricostruzioni, ad essere andato in tilt sarebbe stato il sistema che fa mulinare le lastre di metallo che avrebbe ceduto di colpo, senza l’entrata in funzione il freno di emergenza in grado di arrestare la caduta libera. Le scale, infatti, da quanto si vede nei filmati agli atti dell’inchiesta, hanno prima rallentato bruscamente per poi accelerare d’improvviso, inghiottendo decine di passeggeri nel tappo che nel frattempo si era creato per via dei gradini affastellati e distrutti. C’è chi ipotizza che possa essersi staccato il gancio di uno scalino, ma solo la perizia (a cui gli indagati potranno partecipare nominando un loro consulente) potrà fare piena luce sull’incidente. ATAC in una nota diramata a poche ore dall’incidente, aveva difeso il proprio operato. «Sulla scala mobile in questione – si legge nel comunicato diffuso dall’azienda lo scorso ottobre – sono stati effettuati regolarmente gli interventi di manutenzione, le verifiche e le prove dei dispositivi di sicurezza, secondo quanto previsto dal piano di manutenzione e dalla normativa». E ora?

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