Economia

Cosa vuole fare il M5S ai sindacati

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Continua il lavoro di approvazione del Programma del MoVimento 5 Stelle per le prossime elezioni politiche. In questi giorno gli attivisti saranno chiamati a  “discutere” e successivamente a votare le proposte relative alle politiche del mercato del lavoro del M5S. Il 5 Stelle ha avviato un ragionamento sul futuro del mondo del lavoro: una discussione a tutto campo che spazia dalla robotizzazione alla riduzione dell’orario di lavoro. Ma a sollevare maggiore curiosità nella presentazione del Programma Lavoro del MoVimento c’è l’annuncio di voler “tagliare i vecchi privilegi e le incrostazioni di potere del sindacato tradizionale” che in molti hanno visto come un attacco al mondo sindacale.
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Il Programma Lavoro del M5S

Il MoVimento non ha ancora votato il Programma Lavoro ma le proposte sul tappeto, almeno nella pagina di presentazione, sono ancora piuttosto generiche: “robotizzazione, digitalizzazione, avvento dell’economia dei beni immateriali”. La robotizzazione è già in parte avvenuta e non è certo una cosa futuribile. La digitalizzazione non si sa bene cosa significhi per il M5S ma è un termine evocativo e lo stesso si può dire per l’economia dei beni immateriali. Difficile però giudicare ora le intenzioni del partito di Grillo e per valutare la bontà delle proposte sarà necessario attendere l’esito della “discussione” per la quale il MoVimento ha concesso addirittura una settimana ai suoi attivisti. La parte che da alcuni è stata letta come un attacco diretto ai sindacati è quella riguardante la difesa dei lavoratori:

Difendere il lavoratore significa anche promuovere forme nuove di democrazia e partecipazione sui luoghi di produzione, tagliando al tempo stesso i vecchi privilegi e le incrostazioni di potere del sindacato tradizionale.
La presenza e l’incidenza del lavoratore nella governance della propria impresa, per il movimento 5 stelle, va disintermediata.

Troviamo qui il mantra della democrazia diretta e della partecipazione dei lavoratori sui luoghi di lavoro, qualcosa che il MoVimento non riesce a garantire nemmeno ai suoi iscritti. La frase finale sulla “disintermediazione” e il riferimento alle “incrostazioni di potere” sono però state lette come un tentativo di abolire il sindacato che, stando a quel poco che si legge, il MoVimento 5 Stelle vorrebbe sostituire con nuove forme di rappresentanza. Non c’è dubbio che per il M5S il sindacato rappresenti un sistema di potere simile a quello dei vecchi partiti e che vada quindi in qualche modo combattuto come si combatte la casta. D’altra parte è vero che i sindacati hanno perso da tempo la capacità di rappresentare e tutelare tutti i lavoratori, soprattutto quelli assunti con contratti di lavoro “atipici” e che lavorano in settori non tradizionali. Non c’è dubbio che con questa dichiarazione ambigua il MoVimento stia strizzando l’occhio a quel genere di lavoratori e a tutti i liberi professionisti. Se non altro il 5 Stelle ha colto che il mondo del lavoro è cambiato e che parlare ai lavoratori è parlare agli elettori.
https://www.youtube.com/watch?v=L763jS_ww_c

Il complicato rapporto del M5S con i sindacati

Ma davvero il M5S vuole abolire i sindacati? Nel 2013 Beppe Grillo durante un comizio a Brindisi dichiarò di volerli abolire: “Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c’è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono tornare a essere di chi lavora” e spiegava che con il reddito di cittadinanza i sindacati non sarebbero più stati necessari. Secondo Stefano Fassina di Sinistra Italiana «il M5S consulta i suoi iscritti su una misura tipica della destra liberista: eliminare i sindacati dai luoghi di lavoro. È il sogno di chi da sempre considera il lavoro una merce come le altre e vuole imporre, come se fosse carente nell’attuale fase del capitalismo, il monopolio della cultura del comando nelle imprese». In una nota stampa il MoVimento precisa che non è così e nega di aver intenzione di sciogliere d’imperio i sindacati ma parla di un non meglio precisato “rinnovamento”:

Non ci pare di aver detto che una volta al governo scioglieremo i sindacati d’imperio, tutt’altro. Stiamo parlando di un rinnovamento che, anzi, è ormai fondamentale per la loro stessa sopravvivenza. Certe reazioni nervose di queste ore ci appaiono come una sorta di riflesso pavloviano da parte di chi teme di perdere antichi, diciamo, vantaggi. E ci conforta nel prosieguo di un cammino che, secondo la nostra visione, dovrà rivoluzionare il sistema dei rapporti di produzione.

Le reazioni di coloro che hanno accusato il M5S di voler abolire i sindacati vengono utilizzati dalla macchina della propaganda pentastellata come una prova che – per l’ennesima volta – il MoVimento è andato a toccare il nervo scoperto di coloro che temono che tempo di perdere “antichi privilegi”. Di nuovo quindi il M5S continua a mettersi sul fronte opposto rispetto ai sindacati. Ma cosa significa nel concreto rinnovare i sindacati italiani? In un’intervista a Radio Radio l’Onorevole Tiziana Ciprini, membro della Commissione Lavoro della Camera, spiega che i 5 Stelle vogliono riformare il sindacato “affinché funzioni perfettamente” ad esempio in modo che sia “espressione diretta dei lavoratori e non dei partiti come è successo fino ad ora per la triplice (CGIL-CISL e UIL) che hanno come riferimento alcuni partiti specifici”, una linea diretta tra partiti e sindacati che secondo la Ciprini è dimostrata anche dal fatto che molti ex sindacalisti abbiano poi deciso di candidarsi al Parlamento (ma il Parlamento non era espressione della società civile?). L’azione riformatrice sui sindacati però andrà a toccare anche i bilanci, per promuovere maggiore trasparenza, e “porre una riflessione” sul fatto che le tessere dei sindacati vengano rinnovate automaticamente. Il M5S vuole infine chiarire alcune incoerenze dei sindacati come ad esempio il fatto che la CGIL ha fatto ricorso allo strumento dei voucher pur volendo abolirli. Però ora che i voucher sono stati aboliti non si capisce che senso abbia riformare i sindacati per chiarire quella questione. La Ciprini ha continuato dicendo che il MoVimento vuole che al tavolo delle trattative possano sedersi tutte le sigle sindacali e non solo quelle maggiormente rappresentative perché ci deve essere una partecipazione “tra tutte le sigle sindacali”. Non è molto chiaro poi come un lavoratore, dipendente di una multinazionale, possa avere voce in capitolo ed esercitare un controllo diretto sulla governance di un’azienda di quelle dimensioni e con una struttura così complessa. Forse davvero il M5S non vuole abolire i sindacati ma per ora non sembra avere le idee molto chiare su cosa fare, probabilmente gli strateghi stanno solo aspettando di capire quale sarà la mossa più conveniente dal punto di vista elettorale.