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Coronavirus, un indizio sul paziente zero in Lombardia e i contagiati a quota 39

E’ positivo al coronavirus il cognato del presunto paziente zero (negativo al virus ma tornato dalla Cina) “e non ci risulta abbia avuto contatti con altre persone a rischio. Il test del tampone

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Sale ancora il numero dei contagiati da coronavirus in Lombardia e tocca quota 39. Confermato dai test ‘post mortem’ anche il nesso tra il decesso della donna di 77 anni morta a Codogno in casa propria e il virus. Ma c’è un’altra traccia per individuare il “paziente zero” di SARS-CoV-2019 a Codogno.

Coronavirus, un indizio sul paziente zero in Lombardia

È infatti positivo al coronavirus il cognato del presunto paziente zero (negativo al virus ma tornato dalla Cina) “e non ci risulta abbia avuto contatti con altre persone a rischio. Questo è un elemento che, ieri sera, ci ha rafforzato” nell’ipotesi che proprio il presunto caso zero possa essere la fonte del focolaio da coronavirus in Lombardia, ha detto l’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, nel corso della conferenza stampa dedicata all’emergenza nella Regione. Gallera ha spiegato che non sono ancora pronti i test sugli anticorpi dei prelievi fatti all’uomo, necessari per confermare se può essere lui la fonte. Ma nulla, ha precisato l’assessore, è escluso. “Noi agiamo a 360 gradi: non escludiamo nessuna opzione o strada”.

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Coronavirus: dove è stato il paziente 1 in Lombardia (Corriere della Sera, 22 febbraio 2020)

Il paziente zero è colui che ha contagiato Mattia, che è il primo malato positivo a Codogno per SARS-CoV-2019 e i cui impegni nei giorni precedenti la malattia sono stati ricostruiti ieri. “Tutte situazioni di positività hanno avuto contatti con il pronto soccorso dell’ospedale di Codogno, dove il primo paziente, il 38enne ricoverato per primo, si è recato per la prima volta il 18 febbraio”, ha però aggiunto Gallera. Dubbi ancora invece sul paziente zero: “Non escludiamo nessuna opzione, non è detto che sia lui la fonte, potrebbe anche essere uno dei nuovi casi emersi”, ha insistito l’assessore. “Il cognato dell’uomo che è stato in Cina è positivo, e non ci risulta abbia avuto contatti con altri – premette – ma non escludiamo altre strade, emergono nuovi casi e puo’ anche essere che lo zero sia uno dei nuovi casi emersi. Agiamo a 360 gradi, è chiaro che individuarlo è una chiave di volta importante”.

Coronavirus, quando bisogna fare il test del tampone

All’ospedale di Piacenza è risultata positiva al tampone per accertare la presenza del Coronavirus una signora 82enne, residente a Codogno (Lodi). Lo comunica la Regione Emilia-Romagna. La signora lombarda si era recata ieri nell’ospedale piacentino ed è stata ricoverata nel reparto malattie infettive. Immediatamente sono partiti tutti i controlli interni. Negativo, invece, il test effettuato su un altro paziente, mentre si è in attesa degli esiti di altri due tamponi, tra i quali quello relativo all’infermiere piacentino che lavora al triage dell’ospedale di Codogno, che ha avuto contatto diretto con il 38enne colpito da Covid-19, accompagnato nella notte in ospedale a Piacenza per febbre e tosse. Negativi altri tre tamponi relativi a una famiglia piacentina, residente in città – nonna, madre e bambino – dimessi questa notte.

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Coronavirus: i sintomi e il test del tampone (La Repubblica, 22 febbraio 2020)

La situazione in Italia “è oggi cambiata radicalmente ed è diventata molto più preoccupante, ciò implica che almeno nelle zone dei due focolai in Lombardia e Veneto si potrebbe rendere necessaria una modifica del protocollo attuale estendendo il test per il coronavirus a tutte le persone che presentano un’affezione respiratoria e non solo ai contatti di soggetti infetti o a chi è rientrato da zone a rischio”, ha detto all’ANSA il presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Marcello Tavio. Dopo la notizia di due decessi in Italia e di nuovi casi in Lombardia e Veneto, spiega Tavio, “la situazione è radicalmente cambiata: ora siamo infatti di fronte a focolai multipli. Si tratta di almeno due focolai, in Lombardia e Veneto, distanti e non collegati apparentemente tra loro”. Questi, chiarisce, “sono espressione di una trasmissione locale dell’infezione che ha preso piede ed è indipendente da casi importati dalla Cina. Ciò alza molto il livello di preoccupazione e probabilmente potrebbe portare ad una modifica del nostro protocollo attuale”. Dal momento che “è documentata la trasmissione locale in più punti – rileva il presidente Simit – questo configura un rischio importante anche per le persone che non state in Cina e non hanno avuto contatti con persone tornate dalla Cina. In altre parole, il virus è presente in Italia e sta seguendo delle vie locali”. Data questa situazione nuova, “si potrebbe dunque procedere ad un cambiamento del criterio epidemiologici finora considerato per individuare i soggetti a rischio sui quali fare il test. Se questo criterio standard smette di avere validità, allora ogni persona con sintomatologia respiratoria dovrebbe fare il test perchè può essere un soggetto a rischio”. Dunque, conclude Tavio, “estendere il test almeno nelle zone del focolaio è una misura appropriata anche le autorità sanitarie locali prenderanno in considerazione”.

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