Economia

Il contratto a tutele crescenti e la scomparsa dei co.co.co.

contratto a tutele crescenti

Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è la forma di accesso al mondo del lavoro che dovrebbe diventare privilegiata con la riforma del Jobs Act. E quindi verranno sfoltite, con i decreti attuativi, tutte le altre forme contrattuali, comprese le collaborazioni coordinate e continuative. Secondo il governo, con l’applicazione delle tutele crescenti ai nuovi assunti (e quindi non solo a chi è in cerca di prima occupazione, ma anche a chi cambia azienda o lavoro), nel tempo il contratto a tutele crescenti dovrebbe diventare il metodo preponderante di accesso al mondo del lavoro (in molti hanno contestato l’impostazione e parlato di dualità aggravata e rischi di irrigidimento del mercato). Per ora quindi per chi è già assunto non cambia nulla. Le tutele crescenti, come dice il nome, crescono con l’anzianità di servizio in azienda.

Per questo viene riscritto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, con gli ultimi paletti messi nel passaggio alla Camera di dieci giorni fa. Non cambia niente per i licenziamenti nulli o discriminatori, cioè quelli motivati da ragioni politiche, religiose o di orientamento sessuale. In tutti i casi scatterà il reintegro nel posto di lavoro. Per i licenziamenti economici, quelli che dipendono dal cattivo andamento dell’azienda, a differenza di quanto avviene ora, il reintegro non sarà più possibile nemmeno se la motivazione è «manifestamente insussistente». Ci sarà invece un indennizzo che,il decreto attuativo dovrebbe fissare a una mensilità e mezzo per ogni anno di lavoro, fino ad un massimo di 24 mensilità. (Corriere della Sera, 4 dicembre 2014)