Economia

Le professioni «vincenti» in Italia

L’ISTAT ha pubblicato oggi la ventitreesima edizione del rapporto annuale che descrive lo stato del nostro Paese nel 2014. Il rapporto è uno strumento utile per capire come sta cambiando l’Italia. Uno degli argomenti più interessanti è senza dubbio il mercato del lavoro. Cosa è cambiato nel 2014? Quali sono le prospettive per chi cerca lavoro nel 2015?
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L’OCCUPAZIONE CRESCE LENTAMENTE E LA DISOCCUPAZIONE NON CALA
Secondo l’Istituto di Statistica lo scorso anno il mercato del lavoro nell’Unione europea ha registrato timidi segnali di ripresa (+1,0%) “portando il tasso di occupazione al 64,9 per cento (+0,8 punti percentuali), valore tuttavia ancora inferiore a quello del 2008 (65,7 per cento)”  In Italia però le cose non vanno così “bene”, il tasso di occupazione è sì cresciuto (+0,2%) ma rimane sotto la media europea fermando i livelli occupazionali ad un valore molto più basso (55,7%) di quello della media del Continente ed inferiore di quasi tre punti percentuali rispetto ai livelli pre-crisi del 2008.

In Italia, dopo due anni di calo, l’occupazione torna a crescere nel 2014 con un aumento degli occupati dello 0,4 per cento (88 mila in più) e del tasso di occupazione di 0,2 punti percentuali (55,7 per cento). Il livello dell’occupazione è comunque ancora lontano da quello del 2008, con una diminuzione nei sei anni di 811 mila unità, corrispondente a una flessione del 3,5 per cento.

Anche il tasso di disoccupazione è sceso per la prima volta dal 2008: in Europa si ferma al 10,2% ma in Italia la situazione non migliora anzi, nel nostro Paese il tasso di disoccupazione continua ad aumentare. Il rapporto evidenzia come:

In Italia, il tasso di occupazione dei giovani è più basso di 16 punti in confronto alla media Ue (39,1 per cento). Per i diplomati e i laureati (o titolo superiore) è pari al 46,1 e al 56,7 per cento, al di sotto della media europea di 14,3 e di 21,1 punti percentuali, rispettivamente.

Il grafico sopra mette in luce come la ripresa dei livelli d’occupazione sia dovuta principalmente ad un aumento dei contratti di lavoro “atipici” (ottantamila nuove unità nell’ultimo anno) con contratti brevi. Quasi la metà dei lavoratori di questo tipo hanno un contratto con una durata inferiore all’anno e circa un lavoratore su cinque può fare affidamento su un contratto di un anno. Insomma ad essere “premiata” è la precarietà su tempi brevi. A svolgere i lavori atipici sono in prevalenza i giovani nella fascia d’età tra i 15 e i 34 anni ma non solo perché tra i lavoratori atipici ci sono anche gli adulti (l’8,8 per cento nella classe 35-49 anni) e i “soggetti con responsabilità familiari”, nel 2014 tra le donne il 42,3 per cento delle occupate con lavoro atipico è madre.

Più in generale, nel complesso delle forme parzialmente standard e atipiche, l’incremento complessivo del lavoro part time tra il 2008 e il 2014 è pari a 784 mila unità (+23,7 per cento) arrivando nel 2014 a un totale di quattro milioni di occupati. Il ricorso al tempo parziale è stata una delle strategie delle aziende per far fronte alla crisi e tutto l’incremento di questa forma di lavoro riguarda quello involontario (par. 4.1.1
Crescita del part time involontario), che nel 2014 incide in Italia per il 63,3 per cento del part time (24,4 per cento nella media Ue)

PROFESSIONI VINCENTI ISTAT RA2015 rapporto annuale
 
LE PROFESSIONI “VINCENTI” E LE LAUREE
L’analisi dell’ISTAT evidenzia che tra coloro che riescono a trovare lavoro il titolo di studio è una componente importante per innalzare il livello della retribuzione. Nello specifico chi è in possesso di una laurea potrà ottenere compensi migliori rispetto a chi detiene un titolo di studi secondario: per le donne si tratta di un 28,9% in più, per gli uomini di un 67,9% in più. È evidente come i benefici della laurea premino maggiormente la componente maschile della forza lavoro rispetto a quella femminile.


Anche se in tre categorie di competenze su quattro la quota di laureati è più elevata nelle professioni “vincenti” rispetto al totale non tutte le lauree premiano: dal momento che le professioni vincenti individuate dall’ISTAT sono quelle specializzate tecniche ovvero quelle “professioni qualificate in ambito tecnologico e scientifico, caratterizzate da competenze intellettuali-gestionali e tecnico-meccaniche” chi ha una laurea in materie scientifiche ha maggiori probabilità di trovare lavoro come mostra anche il grafico relativo al numero di ricercatori che hanno trovato lavoro:


Va tenuto inoltre presente che tra le professioni vincenti ci sono anche piccoli imprenditori, esercenti e tecnici della produzione industriale il cui titolo di studio può essere inferiore alla laurea.