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Come Salvini ha perso la battaglia sul coprifuoco

Da domani il coprifuoco in Italia slitterà alle 23. Mentre Giorgia Meloni soffia sul fuoco dicendo che non c’è nulla da gioire è Salvini che ha perso la scommessa di ottenere da Draghi un allentamento della misura fino alle 24

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Da domani il coprifuoco in Italia slitterà alle 23. Mentre Giorgia Meloni soffia sul fuoco dicendo che non c’è nulla da gioire è Salvini che ha perso la scommessa di ottenere da Draghi un allentamento della misura fino alle 24, come chiedeva la Lega.

Come Salvini ha perso la battaglia sul coprifuoco

“Grazie alle misure adottate, alla cautela della stragrande maggioranza delle persone e all’impatto della campagna di vaccinazione possiamo proseguire il percorso graduale di riaperture. Iniziamo da subito portando il coprifuoco alle 23 e definendo un percorso di ritorno all’attività per diversi settori vitali per il nostro Paese”, spiegava ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un post su Facebook, in cui invitava anche alla cautela. “Non dimentichiamo però la prudenza e l’attenzione alle norme fondamentali di prevenzione. La fiducia nella scienza e nelle sue evidenze è un faro irrinunciabile. I dati degli ultimi mesi hanno imposto scelte faticose, talvolta dolorose – aggiunge – oggi invece sono motivo di sollievo”. Racconta il Fatto che questa volta Salvini ha deciso di non adottare la linea dura come nel precedente CdM che vide l’astensione dei ministri della Lega. Ma che non è per nulla soddisfatto di quello che ha ottenuto. E guarda caso la colpa sarebbe di Speranza:

I voti in cabina di regia e in Consiglio dei ministri dicono che ieri il centrodestra ha deciso di non rompere. Epperò alle 18, quando Matteo Salvini decide di prendere in ostaggio i suoi ministri e sottosegretari per avere delucidazioni sulla cabina di regia appena conclusa, più di un leghista storce la bocca leggendo le indiscrezioni: “È troppo poco”. Tant’è che poco dopo dai vertici della Lega filtra “soddisfazione per le riaperture” ma “su alcuni fronti serve più coraggio, dalle piscine al chiuso ai matrimoni alle discoteche”. Nel Carroccio parlano di “resistenze di qualcuno”mettendo ancora una volta nel mirino il ministro della Salute Roberto Speranza. Sì, perché delle battaglie leghiste per riaprire tutto e subito, il governo ne ha accolte ben poche

Giorgetti invece, intervistato sul Corriere dice chiaramente di non essere soddisfatto ma punta il dito sulla mancata solidarietà di Forza Italia che secondo il numero due della Lega si è defilata dalla lotta:

E perché allora non sembra soddisfatto?
«Perché noi avevamo posto anche altre questioni. Siamo rimasti un po’ da soli a fare questa parte, ma quello che ha stabilito il presidente Draghi va bene».

Perché siete rimasti da soli? E Forza Italia?
«Francamente?».

Francamente…
«Non pervenuta. Francamente, mi sarei atteso qualche sostegno in più, coerentemente con le posizioni che leggo sui giornali».

Ma voi che cosa chiedevate in più?
«L’orario del coprifuoco noi lo vedevamo in maniera diversa. L’idea era: i locali chiudano alle 23, ma si dia la possibilità di rientrare successivamente. Ma questa proposta non è stata accolta

Alla fine della fiera giova ricordare che non sono stati né Speranza né Forza Italia a decidere. È stato il presidente del Consiglio Mario Draghi, come spiega bene Repubblica:

Il premier ricorda davanti ai suoi ministri che il contesto epidemiologico è «decisamente migliorato» ed è anche frutto della campagna vaccinale e di regole di contenimento efficaci, oltreché di comportamenti adeguati. Parla Giancarlo Giorgetti. Mugugna un po’. Sa che Matteo Salvini va dicendo in pubblico che il coprifuoco va abolito e che alla vigilia della riunione di governo gli ha chiesto di battersi per portarlo da subito almeno fino alle 24. Il ministro dello Sviluppo mette agli atti, allora, un minimo di battaglia. «Presidente – dice durante la cabina di regia – noi siamo per spostarlo a mezzanotte». Anche Maria Stella Gelmini non si mostra ostile a questa possibilità, ma sa già che il punto di caduta sarà le 23. La questione è risolta da Draghi, senza particolari tensioni. Non è opportuno aprire tutto subito, ricorda, «perché dobbiamo misurare gli effetti su ciascun intervento, e questa gradualità ce lo consente». Assicura che l’impianto del decreto è «equilibrato» e capace di tenere assieme le necessarie riaperture e la giusta prudenza rispetto a dati da consolidare