Economia

Come funziona il reddito minimo di 320 euro per un milione di poveri

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Libero oggi fa i conti in tasca al reddito minimo di 320 euro per un milione di poveri annunciato ieri dal ministro Raffaele Poletti. Il quotidiano scrive che i 320 euro sono la quota di denari che arriverebbe a una famiglia di quattro persone e che la misura avrebbe un tetto massimo di 400 euro. Quindi, ottanta euro a testa come tradizione del governo Renzi. La misura è destinata alle famiglie in condizione di povertà assoluta, certificata dall’ISEE:

Quelle che, secondo la definizione dell’Istat, non avrebbero le risorse per acquistare il paniere di beni e servizi considerato essenziale. Ma non tutte,almeno all’inizio. I destinatari dovrebbero essere nel complesso 280mila nuclei famigliari per un totale appunto di circa un milione di persone (compresi 550mila minori). Come si scelga il milione di fortunati non è chiaro. Il ministro indica come criterio la presenza di figli minori nel nucleo. Ma lo scorso luglio, quando sempre Poletti presentò l’iniziativa, il direttore generale per l’Inclusione e le politiche sociali del ministero del Lavoro, Raffaele Tangorra, spiegò che la proposta «è modulabile in base alle risorse: si può filtrare sia tenendo conto della dimensione del nucleo famigliare, come dei non autosufficienti a carico,o magari privilegiando le madri sole». All’epoca si parlò di un costo a regime di 1,5 miliardi circoscrivendo la platea alle famiglie collocate sotto il 50% della soglia di povertà.Le risorse stanziate dalla legge di stabilità sono,però, 600 milioni per il 2016, che diventeranno 1 miliardo nel 2017.

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L’infografica di Libero sul reddito minimo da 320 euro (2 febbraio 2016)

In che modo sarà possibile, come dice Poletti, rendere l’aiuto strutturale per i 4,1 milioni di italiani in condizioni di povertà assoluta certificati dall’Istat? Un anno fa l’Alleanza contro la povertà in Italia (che riunisce le principali organizzazioni di volontariato come Caritas, Sant’Egidio, il mondo del terzo settore, l’Anci, la Conferenza delle Regioni e Confcooperative) aveva stimato per il Reis (reddito di inclusione sociale) un costo di 7,3 miliardi per circa 3,8 milioni di poveri. Ma l’assegno andava dai 322 euro al mese per le famiglie più piccole a 451 euro al mese. Facendo il calcolo con gli 80 euro promessi da Poletti, servirebbero comunque quasi 4 miliardi per tutta la platea. Se invece si restasse al milione basterebbe poco meno di un miliardo.
Ed è questa probabilmente la strada su cui si muoverà alla fine il governo, in barba agli annunci. La misura si chiamerà Ria (reddito di inclusione attiva), non sarà«automatica» e sarà collegata ad un programma in base a cui il cittadino «si impegna ad entrare in un determinato percorso, mandando i figli a scuola, accettando i lavori che gli vengono proposti ed eventuale formazione professionale». Messa così, il Ria somiglia da vicino al Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) varato dal governo Letta e già attivo in via sperimentale in molte regioni italiane grazie ad uno stanziamento abbastanza esiguo di 130 milioni derivante dalle risorse del Fondo sociale europeo(1,7 miliardi fino al 2020). Questi soldi confluiranno nel nuovo Ria.