Economia

Come cambia la RAI

La RAI scatena da sempre vecchi appetiti: per questo anche il nuovo piano di riforma del governo terrà conto della “necessità” da parte degli esecutivi di tenere sotto controllo la tv pubblica e la sua informazione. Il Corriere della Sera oggi riporta in uno schema il funzionamento della riforma appena approvata in uno dei due rami del parlamento in questi giorni: il consiglio di amministrazione, per fortuna almeno ridotto a sette membri compreso l’amministratore delegato, avrà due consiglieri indicati dal ministero dell’Economia (come nella vecchia Gasparri), due dalla Camera, due dal Senato e uno dai dipendenti. Questo significa che, potendo contare la maggioranza su un uomo su due nell’elezione dei due rami del parlamento, quattro voti più quello eventuale dell’AD saranno sempre assicurati a favore della guida politica del paese.

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Come funziona la nuova riforma della RAI (Corriere della Sera, 3 agosto 2015)

Nel frattempo, a causa dei ritardi nell’approvazione della nuova governance, il governo Renzi si è rassegnato a eleggere i nuovi vertici con la legge Gasparri.  Oggi alle 17 la riunione dei sedici parlamentari democratici con governo e capigruppo. Domani alle 14 il voto in commissione di Vigilanza per l’elezione di 7 dei 9 membri del cda. Tra mercoledì e giovedì la scelta del presidente, che dovrà avere il via libera della Vigilanza. Con la regola del quorum dei due terzi a garanzia delle opposizioni, a Renzi servono 27 voti su 40 e dunque c’è bisogno di un accordo largo e blindato su un nome di garanzia, unico antidoto a possibili agguati dei franchi tiratori. Spiega il Corriere:

L’intesa è lontana e non si chiuderà prima di stasera. Renzi è partito per il Giappone spronando i suoi a «trovare un punto di mediazione su nomi di alto livello». Per la presidenza scendono le quotazioni di Franco Bassanini, che secondo i renziani non entrerà neanche nel cda. Difficile che la scelta cada su Monica Maggioni, ritenuta troppo vicina a Gubitosi. «Non verrà fuori un nome interno», suggeriscono al Nazareno. Per la presidenza, dopo che Paolo Mieli e Bruno Vespa si sono chiamati fuori, i democratici rilanciano i nomi di Marcello Sorgi e Giulio Anselmi. Per il direttore generale con poteri di ad, i giochi sono aperti tra il favorito Antonio Campo Dall’Orto ex di Viacom, Andrea Scrosati di Sky e Mariella Soldi di Discovery. Al M5S spetta un consigliere e i profili che circolano sono quelli di Carlo Freccero, Milena Gabanelli e Stefano Rodotà. Per il Pd si parla di Stefano Balassone, Mario Morcellini, Beppe Giulietti. E per i centristi spunta l’ex leader dell’Udc, Marco Follini.