Economia

La class action dei cittadini contro AMA e Roma sporca

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Duecento cittadini pronti a chiedere il rimborso della tassa sui rifiuti ad AMA perché la loro zona di Roma è sporca, seguendo l’esempio di quanto accaduto a Napoli. Una guerra portata avanti dal Codacons e dai comitati spontanei di quartiere, che hanno pronti i ricorsi da inoltrare al Tribunale Civile o alle commissioni tributarie.

La class action dei cittadini contro AMA e Roma sporca

La sentenza della Corte di Cassazione per Napoli ha stabilito il diritto alla riduzione della tariffa sui rifiuti nel caso in cui si subiscano disfunzioni, protratte nel tempo, del servizio pubblico di raccolta; a portare in giudizio il comune era stato l’Hotel Britannique, che ha citato una decisione della Commissione tributaria della Campania: quest’ultima aveva ritenuto legittimo l’avviso di pagamento Tarsu 2008 che Equitalia aveva notificato alla società per conto del Comune di Napoli.

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Uno sfottò della pagina FB Catalogo AMA sui rifiuti abbandonati a Roma

La Tarsu a Napoli sarà quindi ridotta del 40% per i cittadini e le imprese che per l’emergenza rifiuti, indipendentemente dalla responsabilità o meno dell’amministrazione comunale, subiscono un disservizio «grave e protratto» nella raccolta dei rifiuti tale da aver fatto scattare l’allarme sanitario. La rivolta contro la TARi a Roma vuole seguire la stessa strada, anche se le condizioni di partenza sono diverse.

Lo sciopero della TARI minacciato a Roma

Il Messaggero racconta oggi che l’epicentro della rivolta anti-Tari è localizzato nel II municipio dove, dai Parioli a San Lorenzo, tante associazioni si stanno organizzando per portare avanti una class action contro la municipalizzata di via Calderon de la Barca, chiedendo risarcimenti «fino all’80 per cento» delle quote pagate e ipotizzando addirittura uno “sciopero della Tari”, che potrebbe interessare i bollettini della seconda rata semestrale 2017, in distribuzione in queste settimane.

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Uno sfottò della pagina FB Catalogo AMA sui rifiuti abbandonati a Roma

Il quotidiano racconta anche che sui social network il tam tam della protesta sta toccando tutti i quadranti della Capitale dalla Cassia alla Laurentina, passando per Monteverde e il Tiburtino. Il malcontento si riversa poi dal web alle diverse realtà (le associazioni dei consumatori e i comitati di quartiere) che stanno convogliando la protesta verso iniziative concrete. «Sulla base di quanto affermato dai giudici della Cassazione – si legge in una nota del Codacons – il Comune di Roma e Ama avrebbero dovuto applicare una riduzione sull’imposta comunale dei rifiuti per tutti i cittadini che non hanno potuto usufruire di un regolare servizio di raccolta dei rifiuti. Non avendolo fatto, dovranno ora restituire le somme versate in eccedenza dai cittadini di Roma coinvolti nelle emergenze rifiuti negli ultimi anni, per una maxi-cifra pari a 1,5 miliardi di euro per gli ultimi 5 anni».

Il giurista dà ragione ai cittadini

Sempre sul Messaggero il giurista Sabino Cassese in un’intervista sostiene che i cittadini avrebbero ragione se presentassero ricorsi contro la tariffa dei rifiuti romana, che è una delle più alte d’Italia nonostante il servizio sia invece quello che è sotto gli occhi di tutti:

«Il giudice poi deciderà, però ritengo che il ricorso possa essere presentato, anche se non possiamo prevedere quale sarà la decisione finale».
Ritiene però che ci sia un fondamento apprezzabile nelle aule di Tribunale?
«Il problema esiste: le tasse sono delle forme di imposizione fiscale che servono come corrispettivo della prestazione di un servizio da parte della pubblica amministrazione. Non stiamo parlando dell’imposizione fiscale che serve a pagare le spese generali dello Stato, ma di quello specifico servizio».

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Nel caso della Tari, quindi?
«Si paga la tassa per la raccolta dei rifiuti. Se questa raccolta non viene fatta, senza farsi ragione da sé, ma chiedendo al giudice un intervento, la richiesta è legittima».
Quindi lo sciopero della Tari non sarebbe la strada corretta da seguire.
«Rifiutarsi di pagare sarebbe illegittimo. Ma chiedere al giudice di accertare se la prestazione del servizio è avvenuta, considerando che la tassa è il suo corrispettivo, è assolutamente legittimo».

Ma a Roma c’è anche chi la prende a ridere. La pagina Facebook Catalogo AMA, facendo il verso a quello dell’IKEA, presenta come idee di arredamento i rifiuti ingombranti lasciati vicino ai cassonetti della città e che non vengono raccolti.