Economia

Carne, il crollo delle vendite dopo l'allarme OMS

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L’allarme era stato lanciato addirittura in anticipo: subito dopo la notizia dell’OMS e della carne lavorata i rivenditori già lamentavano un poco credibile (vista la velocità) calo delle vendite. Oggi però il calo delle vendite c’è davvero. Secondo di dati elaborati da Iri per Assica, l’associazione dei produttori di carni e salumi, nella settimana dell’annuncio (dal 26 ottobre al primo novembre) sul presunto legame tra carni fresche e trasformate con l’insorgenza del cancro, le vendite nella grande distribuzione sono scivolate mediante dell’8,7 per cento. Ma con ampie oscillazioni dei singoli prodotti, comunque tutti in calo: per i wurstel è stato un vero tracollo, -17%, la carne in scatola è arretrata del 14,7%, la carne elaborata dell’11,6%, i salumi del 9,8%, la carne fresca del 6,8%. Il Sole 24 Ore pubblica una sintesi del report e questa infografica che certifica l’accaduto:

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Le vendite della carne dopo l’allarme dell’OMS (Il Sole 24 Ore, 12 novembre 2015)

Spiega ancora il Sole:

Iri stima una contrazione delle vendite di 16 milioni di euro nel solo canale moderno (ipermercati e supermercati). Quello delle carni è uno dei mercati più importanti del largo consumo che, nel periodo gennaio- ottobre di quest’anno, ha realizzato vendite per ben 8 miliardi di euro. Quindi in una sola settimana il mercato ha bruciato lo 0,2% dei ricavi complessivi. Dal tracollo generale, si salva solo la carne bianca fresca che, a due settimane dalla comunicazione dell’Oms, registra una crescita del 3%.

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