Economia

Il boom delle Partite IVA a dicembre e il regime dei minimi

Nel corso del 2014 sono state aperte circa 574 mila nuove partite Iva con un aumento sul 2013 dell’8,5%. Lo certifica una nota del Mef secondo cui il 52% delle partite Iva è stato avviato da giovani fino a 35 anni (+15,5%) ed il 32,5% da soggetti di età compresa nella fascia dai 36 ai 50 anni. Un dato, spiega la nota del Mef, che è la conseguenza degli incrementi che hanno riguardato i mesi di marzo (+0,9%), luglio (+1,9%), settembre (+0,7%), novembre (+15,9%) e dicembre (+203,4%), rispetto ai corrispondenti mesi del 2013 influenzati, aggiunge, «dalla novità contenuta nella legge di stabilità 2015, che ha introdotto, a partire dal 2015, un nuovo regime forfetario in sostituzione del preesistente regime fiscale di vantaggio». La legge di stabilità, infatti, dispone anche che le partite Iva in essere al primo gennaio 2015 con il vecchio regime avrebbero potuto continuare ad operare secondo tale modalità, ed è quindi probabile che alcuni soggetti abbiano anticipato l’apertura della partita Iva entro la fine del 2014, ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività. Nel 2014 le adesioni al regime fiscale di vantaggio sono state 194.140 (pari al 33,8% del totale degli avviamenti). La distribuzione per natura giuridica mostra che nel 2014 circa il 75% del totale delle nuove aperture di partite Iva ha riguardato le persone fisiche, il 19% le società di capitali ed il 6% le società di persone. Rispetto al 2013, solo queste ultime evidenziano una diminuzione di avviamenti (-10%), mentre si è osservato un incremento per le persone fisiche (+10,1%) e per le società di capitali (+8,9%). Avevamo parlato qualche giorno fa della campagna #annullaautogoal per le Partite IVA e di #malusRenzi.
REGIME MINIMI CONFRONTO PARTITA IVA
GESTIONE SEPARATA E REGIME DEI MINIMI
La legge di Stabilità non ha bloccato l’aumento dei contributi alla gestione separata dell’Inps previsti dal governo Monti. Dal 1 gennaio 2015 si passerà dal 27,72 al 29,72% e poi un punto l’anno fino al 33,72%. Per «le attività professionali, scientifiche, tecniche,sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi» il regime dei minimi è abbassato a 15 mila euro, con una tassazione del 15% (sul 78% del fatturato). «Nella sostanza una mini-stangata che contrasta con lo slogan governativo dell’abbassamento della pressione fiscale», commentava qualche giorno fa Dario Di Vico sul Corriere della Sera. Operando in questo modo Renzi non ha tenuto in nessun conto la mobilitazione dellepartite Iva con l’hastag #siamorottilanciato da Acta, Alta Partecipazionee Confassociazioni oltre alle prime manifestazioni tenutesi nei coworking. Il risultato di questa delusione non riguarda solo il posizionamento politico e d’opinione, ma apre anche il campo a possibili tentativi di aggirare il nuovo regime:

Molti professionisti a partita Iva potrebbero decidere che non è più sostenibile rimanere dentro la gestione separata Inps e di conseguenza trasmigrare. La prima via di fuga prevede l’apertura di un’attività commerciale più o meno fittizia: il risparmio previdenziale per la partita Iva che diventa commerciante sarebbe già oggi di 4 punti di contribuzione e arriverebbe a 9 dopo gli aumenti previsti. Già qualche segnale di questotrasloco si è visto e infatti nonostante le molteplici chiusure di negozi e bar gli iscritti alla Cassa dei commercianti sono saliti inaspettatamente di 42 mila unità. Ma non è l’unica opzione. È possibile che si studi il ricorso alla Sas, società in accomandita semplice, con soci di comodo quasi sempre familiari con cui dividere il fatturato.
Il vantaggio della trasmigrazione consiste nel fatto che il socio accomodante non versa contributi. Infine le partite Iva che svolgono attività prettamente creative potrebbero scegliere il regime di diritto d’autore perché esente da contribuzione previdenziale.Per ora, dunque, si tratta di ipotesi allo studio ma la sensazione è che il dado sia tratto, che prima di arrivare al 33% i freelance passeranno il Rubicone. E per Renzi che dovevasfidare la nomenklatura sindacalee aprirsi al nuovo non è una contraddizione da poco.

Se l’intenzione del governo era dare una stretta ai piccoli per convincerli a cambiare regime fiscale, l’obiettivo verrà comunque raggiunto. Anzi, c’è il rischio che si incentivi direttamente il cambio di lavoro.

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