Economia

Banche venete, gli aiuti e il rischio bail in

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La Bce ha giudicato solvibili la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, riconoscendo la sussistenza di uno dei requisiti fondamentali per l’accesso agli aiuti di Stato, chiesti dalle due banche lo scorso 17 marzo per scongiurare il rischio di un bail in. La vigilanza della Bce avrebbe anche determinato il fabbisogno di capitale degli istituti, calcolato in modo automatico sulla base dei risultati raggiunti nello scenario avverso dello stress test dello scorso luglio. Il dato dovrebbe essere stato già comunicato a Bankitalia e al Tesoro, che provvederà a girarlo alle banche.

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Nel loro piano industriale, che prevede una fusione entro l’anno, Bpvi e Veneto Banca avevano calcolato un fabbisogno di capitale di 4,7 miliardi, che qualcuno non esclude lievitare poco sopra i cinque miliardi. La svolta, dopo settimane trascorse nell’incertezza, è arrivata nel giorno di un incontro a Bruxelles tra alti rappresentati dalla Dg Comp, della Bce, del Tesoro e di Bankitalia. Spiega oggi Il Sole 24 Ore che la soluzione potrebbe essere all’orizzonte:

A mancare finora nell’analisi della situazione delle due banche venete è stato in effetti il coordinamento fra i diversi soggetti chiamati a decidere sulla possibilità per il Tesoro di intervenire nell’aumento di capitale dei due istituti, e quindi lanciare il salvagente pubblico che eviterebbe il bail in. A tracciare la strada, è vero, è stato il Monte dei Paschi, che ha lanciato per primo la richiesta di ricapitalizzazione «precauzionale» ormai oltre mesi fa e ora al centro di una pratica che le fonti ufficiali, europee e italiane, danno in «stato avanzato» di lavorazione.

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I conti di BPVI e Veneto Banca (Corriere della Sera, 31 marzo 2017)

Le due banche venete pongono però problemi aggiuntivi: Francoforte deve valutare appunto la consistenza dei ratios patrimoniali alla luce delle perdite subite dai due istituti, mentre proprio la questione della “solvibilità” non è mai stata in discussione per il Montepaschi anche alla luce dei risultati degli stress test dell’Autorità bancaria europea nello scenario di base.
Bruxelles deve invece pronunciarsi sul carattere «sistemico» dei due istituti, riconoscendo che una loro risoluzione sarebbe in grado di produrre una «grave perturbazione» sull’economia italiana. Solo così, infatti, la ricapitalizzazione può essere «precauzionale», e quindi legittima secondo la direttiva Brrd del 2014, perché serve a evitare guai peggiori al sistema del credito italiano nel suo complesso.

A moltiplicare le variabili, poi, c’è il fatto che ufficialmente Veneto Banca e Popolare di Vicenza si presentano separate alla meta della richiesta di ricapitalizzazione pubblica, ma la prospettiva più gettonata per salvarle entrambe passa da una loro fusione, da realizzare con il piano industriale «sostenuto» dal pilastro irrinunciabile dell’aiuto del Tesoro. A questo punto il rischio bail in sembra scongiurato (anche il divieto di coprire perdite pregresse e prevedibili e l’esigenza di tutelare la stabilità finanziari dovrebbero essere riconosciuti) anche se le banche dovranno comunque mettere a punto un piano industriale che consenta il ritorno alla redditività e l’uscita dello Stato nel medio termine.