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Salah e El Bakraoui: gli incredibili errori della polizia belga

indirizzo salah

La polizia belga conosceva l’indirizzo dove si trovava Salah Abdeslam a Molenbeek dal 7 dicembre scorso, ma il fascicolo che conteneva l’informazione non è mai stato trasmesso all’anti-terrorismo. Il comitato P, che controlla l’attività della polizia in Belgio, ha aperto un’inchiesta sulla nuova falla, scrive La Dernière Heure. Il 7 dicembre un poliziotto di Malines aveva segnalato in un rapporto il civico 79 di rue des Quatre vents, dove è stato arrestato una settimana fa Salah Abdeslam. Ma l’informazione non venne mai segnalata alle unità anti-terrorismo del Belgio.

Salah e El Bakraoui: Gli incredibili errori della polizia belga

Derniére Heure scrive che il poliziotto era stato informato a dicembre da un collega di origine straniera che si trovava in congedo per malattia: il figlio di un uomo chiamato D’Jamil Mohamed Abid aveva molti contatti con Salah Abdeslam; il giovane girava a bordo di una Citroen Nera e viveva appunto al 79 di Rue des Quatre Vents. Nel frattempo si è scoperto che i fratelli El Bakraoui, che si sono fatti saltare in aria negli attentati di Bruxelles, erano noti alle autorità americane ed erano inseriti nel database anti-terrorismo degli Stati Uniti. La notizia è stata diffusa da Nbc che cita due fonti anonime interne secondo cui Ibrahim e Khalid El Bakraoui erano stati messi in una lista come “potenziali minacce terroristiche”. Non è chiaro, però, “in quale delle diverse liste del database i due fratelli fossero inseriti”. Il Centro nazionale anti-terrorismo, che coordina l’intelligence sulle minacce degli estremisti, non hanno commentato. Il governo dei Paesi Bassi ha anche  confermato che l’anno scorso Ibrahim al-Bakraoui era stato espulso dalla Turchia verso l’Olanda, e non verso il Belgio come sostenuto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le autoritàdi Ankara, ha ammesso il ministro della Giustizia olandese Ard van der Steur, “chiesero a Ibrahim al-Bakraoui di lasciare il Paese, e il 14 luglio 2015 lo fecero salire a bordo di un volo diretto da Istanbul ad Amsterdam”, riferisce van der Steur in un comunicato. L’omologo belga Koen Geens aveva subito smentito le affermazioni di Erdogan. “Bakraoui da noi non era sospettato di nulla, non era mai stato arrestato e non era inserito nelle nostre banche dati di settore”, ha sottolineato il ministro olandese per cercare di giustificare il rilascio del jihadista, aggiungendo che dalla Turchia non giunsero spiegazioni circa i motivi per cui era stato mandato proprio nei Paesi Bassi. Erdogan sostiene che furono fornite al Belgio, ma a detta di Geens là si sapeva soltanto dell’espulsione, che comunque non li riguardava, e non delle attività terroristiche in cui Bakraoui era coinvolto.

Il rapporto dimenticato e le violazioni della libertà condizionata

“Quello che sappiamo per ora – ha detto Geens – è che la Turchia ha espulso Ibrahim el-Bakraoui dopo averlo arrestato vicino alla frontiera turco-siriana, ma ci ha avvertito dell’espulsione dopo che questa era avvenuta, mettendolo sull’aeroporto di Amsterdam Schipol”. In Belgio, ha aggiunto, “siamo stati avvertiti solo dopo l’atterraggio, quando era difficile arrestarlo”. Ibrahim el-Bakraoui aveva infatti una carta d’identita’ belga ed e’ quindi entrato come belga nel Paese. Khalid era invece ricercato dalla polizia per i fatti di Parigi. Il mandato d’arresto, si legge in un comunicato dell’ufficio del procuratore federale, era stato emesso dal magistrato a capo delle indagini in Belgio sugli attacchi di Parigi. El Bakraoui era sospettato di avere affittato sotto falsa identità, con il nome di Ibrahim Maaroufi, una casa nella città di Charleroi, che si ritiene sia stata utilizzata come covo dai terroristi di Parigi. Per El Bakraoui l’Interpol aveva emesso un avviso di ricerca con accuse di terrorismo, ma l’Organizzazione internazionale della polizia criminale non ha precisato quando esattamente. Khalid a più riprese l’anno scorso aveva violato i termini della libera’ condizionale: circolando in auto con un ex complice (come accerto’ la polizia dopo un’infrazione per un senso vietato) e, a partire dal 22 ottobre 2015, poco prima delle stragi di Parigi, non presentandosi per quattro volte di fila all’appuntamento con il suo supervisore giudiziario. Khalid come il fratello era stato in carcere in Belgio per reati comuni, nel suo caso una serie di rapine a mano armata risalenti al 2011, quando era stato trovato in possesso di un kalashnikov. Le violazioni del regime di liberta’ condizionale che gli era stato concesso avrebbero dovuto portare alla sua revoca immediata, una revoca che invece e’ arrivata soltanto a febbraio, un mese prima che il latitante Khalid trasformasse in un inferno la stazione di Maalbeek.