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ATAC e il dramma dei trasporti pubblici nella ripartenza di Roma il 4 maggio

Si attendono anche le indicazioni del Ministero dei Trasporti, che dovrebbero chiarire la distanza minima tra passeggero e passeggero, il fattore che determina la capienza dei mezzi pubblici: i test di Atac finora si sono basati sull’ipotesi dei 4 mq a persona. Troppi, per l’azienda del Comune di Roma

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C’è un dramma che si prepara a Roma mentre l’Italia entra nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19. È quello di ATAC: il Messaggero fa sapere oggi che dopo i primi test sui mezzi pubblici di Roma, nell’ultimo video-vertice con il Campidoglio e la Regione Lazio per capire come stravolgere in corsa i trasporti pubblici in tempo per l’inizio della fase 2, la municipalizzata ha messo a verbale che non potranno essere i suoi controllori (o altri dipendenti riconvertiti) a gestire e sorvegliare un flusso d’utenza che fa  registrare di media 2,4 milioni di spostamenti al giorno. E quindi ha proposto l’obbligo di mascherine a bordo.

ATAC e il dramma dei trasporti pubblici nella ripartenza di Roma il 4 maggio

La sperimentazione partita il 24 aprile – e che per ora si è concentrata solo su un numero limitato di linee di superficie e in 3-4 stazioni della metro – permette l’accesso sul bus di 20 passeggeri (rispetto a una capienza di 80-100 posti) e di 130 utenti sulla metropolitana, dove ciascun treno può ospitare 1.208 persone: il disastro attende i romani che usciranno il 4 maggio.

Il risultato dei test è stato quello che nel quartier generale di Atac in via Prenestina si aspettavano un po’ tutti: attese alle fermate che si moltiplicano fino a quattro volte il normale, rischio sovraffollamento nei pre-accessi alle banchine delle stazioni. Con questo schema, dal 4 maggio in poi i trasporti pubblici rischiano di non reggere l’impatto della riapertura. Nelle riunioni con la Pisana e il Campidoglio c’è chi ha ipotizzato anche il blocco del motore del bus, se il conta-persone supera il numero di passeggeri permesso dal contingentamento. Ma secondo l’Atac così si otterrebbe la paralisi di buona parte della flotta. La partecipata per questo ha chiesto di prevedere l’obbligo di mascherina per salire a bordo, una misura che a detta dell’azienda potrebbe sostituire o quantomeno allentare la prescrizione di rispettare le distanze. È una proposta su cui stanno ragionando sia in Comune che in Regione. Al dipartimento Mobilità di via Colombo, non a caso, fanno sapere che si sta «valutando un’ordinanza sull’obbligo di mascherina».

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ATAC e il tracciamento dei passeggeri tramite APP (Il Messaggero, 15 aprile 2020)

Si attendono anche le indicazioni del Ministero dei Trasporti, che dovrebbero chiarire la distanza minima tra passeggero e passeggero, il fattore che determina la capienza dei mezzi pubblici: i test di Atac finora si sono basati sull’ipotesi dei 4 mq a persona. Troppi, per l’azienda del Comune di Roma. Che spera in un alleggerimento della misura (per arrivare a riempire almeno il 50% di bus e metro, quindi 50 passeggeri per bus e 600 per la metro) o in una cancellazione tout court dell’imposizione, affiancata però dall’obbligo di coprirsi il volto quando ci si accomoda tra i sedili. A bordol’unico spazio delimitato, nei piani della partecipata, sarebbe quello accanto alla cabina di guida, dove già si stanno montando le barriere di nylon.

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