Economia

ATAC, così Roma rischia di perdere un terzo dei bus

Andrea Managò su Fatto Quotidiano racconta che al rientro dalle ferie, a inizio settembre, i romani potrebbero trovare ad accoglierli una sorpresa sgradita: la diminuzione fino a un terzo del numero di autobus Atac in circolazione.

Colpa di una sorta di tempesta perfetta (che l’azienda, contattata dal F atto, smentisce in maniera categorica): a quanto riferiscono fonti interne, però, la notizia che la società dei trasporti sta per ricorrere al concordato preventivo (per spalmare un debito di 1,3 miliardi di euro) ha spaventato i fornitori (che già vantano crediti per 350 milioni),i qualihanno bloccato l’invio dipezzi di ricambio. Diversi depositi in questi giorni si sarebbero trovati già sprovvisti di una serie di componenti necessari alle officine.
Vista la situazione, e in attesa delle decisioni dei nuovi vertici sulla strategia da seguire, all’interno di Atac hanno iniziato a predisporre i piani per prevedere anche uno scenario di emergenza. L’azienda dispone di un parco vetture da 1.500 pezzi, ma attualmente ne circolano poco più di 1.300 complici i tempi lunghi legati alla manutenzione dei mezzi. Tra le ipotesi tecniche messe in campo c’è una drastica riduzione delle vetture in circolazione fino a un minimo di 900 unità, ovvero quella di fermare un terzo della flotta. Una soluzione drastica e impopolare, che però consentirebbe alla società di ridurre i costi di esercizio e il numero di pezzi di ricambio necessari.

paolo simioni atac
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In più, il Comune rischia di dover mettere altri soldi in ATAC:

Problema: comporterebbe anche minori introiti derivanti dal contratto di servizio, che garantisce ad Atac 560 milioni di euro, ma solo con l’attuale numero di chilometri percorsi dai mezzi. Per scongiurare questa opzione, alcuni calcoli aziendali stimano come necessaria una iniezione di liquidità nelle casse di Atac di 15 milioni di euro.
“Non sono a conoscenza di questa eventualità, ma sicuramente una ipotetica diminuzione delle corse è uno scenario che va scongiurato a tutti i costi”, spiega il presidente della commissione capitolina Mobilità, Enrico Stefàno, del M5S. L’azienda, come detto, giudica l’ipotesi “destituita di ogni fondamento”. L’orientamento politico è chiaro, ma – come detto – la tecnica ha le sue ragioni: si vedrà.

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